II. ASSEMBLEA-FORUM DELLA CLN - 1/2/3 SETTEMBRE

II. ASSEMBLEA-FORUM  DELLA CLN - 1/2/3 SETTEMBRE
Hotel Posta - Chianciano Terme

venerdì 28 luglio 2017

ARRESTERANNO PIER CARLO PADOAN? di Alfredo Belluco

[ 28 luglio 2017 ]

Il 12 dicembre 2012 a Vigonza, nel Padovano, si uccise Giovanni Schiavon [nella foto]. Si tolse la vita per i debiti con le banche, invece era in credito. Leggi sotto l'incredibile storia.
Quella tragica vicenda apriva uno squarcio su quello che sarà lo scandalo delle banche venete, vendute per un euro a banca Intesa, con lo Stato che si è accollato tutti i debiti.
Ci segnalano e volentieri pubblichiamo questa denuncia.


Gentile vice ministro Pier Paolo Baretta;

Come ho avuto modo di esporti qualche giorno fa, ho chiesto l'arresto di PIER CARLO PADOAN, che ha firmato a Bruxelles, in aperto contrasto con gli articoli1-3-47 della Costituzione, per la BAD BANK NAZIONALE e ho detto che siete "impazziti" per un semplice motivo. 

Come fate a caricare su tutto il popolo italiano 10 milioni di sofferenze bancarie, crediti deteriorati NPL pari a 349 miliardi di euro??? Non ci sono solo questi, ma anche centinaia di miliardi di euro di rientri e rapporti illeciti, truffe contrattuali, anatocismo, commissioni e spese non dovute o non lecitamente pattuite e quindi illegittimamente addebitate e incassate, che portano in usura, che devono essere restituiti. Alla BANCA POPOLARE DI VERONA, TRUFFA, ESTORSIONE, USURA, PREDONA E LADRONA, LI POSSIAMO CONTESTARE PRATICAMENTE TUTTI. 

Il dramma sono le esecuzioni immobiliari. 

SOLO A PADOVA E PROVINCIA SONO CIRCA 18 MILA. Noi abbiamo in corso circa 3.200 contenziosi su 4 mila casi analizzati e ne chiudiamo in continuazione. Il caso più eclatante è quello del povero martire suicida Giovanni Schiavon, che nel dicembre 2011 si è sparato un colpo di pistola alla testa, per debiti. Aveva due NPL CREDITI DETERIORATI FALSI e FARLOCCHI con due grandi banche, per circa 100 mila euro, ma dopo 5 anni di battaglie giudiziarie abbiamo dimostrato in tribunale a Padova, che era creditore e non debitore per complessivi 300 mila euro, per i motivi sopra elencati e per il superamento sistematico del tasso soglia di usura. Se tanto mi da tanto e fatte le dovute proporzioni, su 50 mila crediti deteriorati NPL ceduti dalla Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca alla "BAD BANK" SGA SPA di Napoli, di proprietà dello Stato, ne possiamo contestare 40 mila. Sono in corso 500 mila cause civili. 

Vengono transate circa 100 mila posizioni l'anno. Sono state emesse 25 mila sentenze, anche della Suprema Corte di Cassazione, civile e penale. A Padova è in corso l'unico processo del Veneto per USURA AGGRAVATA IN CONCORSO a carico di tre direttori di filiale e due banche. La Cassa di Risparmio del Veneto, gruppo Intesa SanPaolo e la Banca di Credito Cooperativo dei Colli Euganei di LOZZO ATESTINO Padova, già condannata in sede civile per USURA, con sentenza passata in giudicato per avere superato il tasso SOGLIA massimo previsto dalla legge per 18 trimestri su 18, con un tasso massimo del 58,98%. 

Se farete la BAD BANK NAZIONALE oppure LE BADS BANKS REGIONALI, CON DECRETO (CRIMINALE) VI ASSUMERETE UNA GRAVISSIMA RESPONSABILITÀ, ECONOMICA, POLITICA E STORICA. TI CHIEDO CORTESEMENTE UN INCONTRO MOLTO URGENTE, POSSIBILMENTE NELLA SEDE DI CONFEDERCONTRIBUENTI VENETO A CASALSERUGO (PD). 

Cordiali saluti 
Alfredo Belluco 
presidente Veneto e vicepresidente nazionale CONFEDERCONTRIBUENTI 
3396473870 049 7995418 800 814603 

* * * 

Si uccise per i debiti con le banche ma era in credito
di Alessandro Gonzato*


Sono passati più di quattro anni da quando Giovanni Schiavon, allora titolare dell'azienda edile Eurostrade 90, si uccise nel proprio ufficio sparandosi un colpo di pistola alla testa. Fu la figlia, Flavia, a trovarne il cadavere in una pozza di sangue. La tragedia si consumò il 12 dicembre 2012 a Vigonza, nel Padovano. Schiavon si suicidò perché, a causa dei continui ritardi nei pagamenti da parte dei clienti - tra cui più di un ente pubblico - e di uno Stato che non l'aveva tutelato, non riusciva più a pagare i dipendenti. Vantava crediti per circa 200 mila euro. Ma c'era anche dell'altro. L'imprenditore era disperato perché le banche gli chiedevano con insistenza di rientrare di una serie di prestiti ricevuti. Oggi però, stando alla relazione del consulente tecnico nominato dal tribunale di Padova a cui la vedova e la figlia si sono rivolte, si scopre che non soltanto probabilmente non doveva nulla alle banche, ma anzi erano queste a dovere all'imprenditore una somma notevole, tra i 60 e i 200 mila euro.


«Dipende da quando vengono fatti scattare i termini della prescrizione» conferma a Libero l'avvocato Fabio Greggio, che tutela gli interessi della famiglia. Ma com'è possibile che si sia arrivati a un simile e tragico paradosso? I due istituti di credito con cui Schiavon aveva i conti correnti avrebbero capitalizzato gli interessi accrescendoli oltre misura e per la restituzione dei prestiti avrebbero preteso tassi da usura. Insomma, Schiavon sarebbe stato vittima di anatocismo bancario e usura.

Questo è quanto è stato scritto in tre perizie diverse consegnate dal perito tecnico al giudice, il quale dovrà decidere se gli istituti di credito dovranno risarcire o meno la famiglia. Una delle due banche, per chiudere la questione, ha proposto una transazione, che però la controparte ha rifiutato. «Al momento non la riteniamo soddisfacente» sottolinea il legale.
Flavia Schiavon ricorda il padre come «un uomo onesto che avrebbe potuto fare come fanno tanti, chiudere la società, aprirne un' altra e lasciare i debiti in quella vecchia, mandando a casa i dipendenti. Ma non l' ha fatto». L'azienda è in liquidazione. La figlia dice che riesce a pagare le cartelle di Equitalia solo grazie all' aiuto dei parenti, e che non passa giorno senza che i fornitori si facciano vivi per chiedere soldi.

Avevano bussato alle porte della ditta già due settimane dopo il suicidio del titolare. Allora avevamo scritto dello sfogo della figlia e della vedova, la signora Daniela Franchin, distrutte dal dolore e amareggiate perché molti dei fornitori che pretendevano di essere pagati, negli anni erano diventati amici e tutti erano sempre stati remunerati puntualmente.

Alla Eurostrade 90, pochi mesi dopo la morte di Schiavon, era stata notificata un'ingiunzione di pagamento da 180 mila euro. La figlia aveva anche ricevuto una lettera anonima in cui veniva accusata di sfruttare la morte del genitore per andare sui giornali e in cui le si consigliava di fare la stessa fine. Fu dopo aver letto quella lettera vergata con infamia che Flavia Schiavon rinunciò alla presidenza dell' associazione ideata per riunire le famiglie vittime di suicidi dovuti alla crisi sul lavoro. Durante quelle maledette ultime settimane del 2012, nel Padovano, oltre all'imprenditore edile di Vigonza si suicidarono altri tre titolari d' azienda stritolati dai crediti, non dai debiti. Il Veneto, con un centinaio di suicidi, negli ultimi cinque anni è stata la regione che ha pagato più a caro prezzo la crisi e il totale menefreghismo dimostrato dallo Stato nei confronti di una terra che ogni anno regala più di 20 miliardi di residuo fiscale a Roma. Ora si scopre che probabilmente uno degli imprenditori simbolo di quella lunga scia di sangue si è tolto la vita angosciato da debiti che in realtà non aveva. E se non fosse stato l' unico ad ammazzarsi per colpa di banche che chiedono indietro soldi che non solo non gli spettano e che anzi devono restituire ai clienti?

* Fonte: Libero quotidiano

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giovedì 27 luglio 2017

INCENDI: GLI EFFETTI NEFASTI DELLA LEGGE MADIA di Paolo Maddalena

[ 27 luglio 2017 ]

È senza dubbio «merito» del governo di Matteo Renzi e in special modo della legge Madia, la quale, tra tante disposizioni contro la tutela ambientale, ha anche previsto la soppressione del Corpo forestale dello Stato, se gli incendi boschivi di questa estate hanno superato del 500 per cento gli incendi dell’estate scorsa. Detta legge, infatti, affida lo spegnimento degli incendi soltanto ai Vigili del fuoco, e non ai Carabinieri, anche se si tratta di Carabinieri ex forestali, dotati di grande professionalità in materia, e passati in quest’Arma. È quanto si ricava dall’ordine emesso il 7 luglio dal Generale Comandante Antonio Ricciardi in ordine alle «procedure operative per gli interventi in caso di incendi boschivi». Peraltro, gli ex forestali passati ai Carabinieri sono 6.400, mentre soltanto 360 forestali, sono passati nei Vigili del fuoco abilitati allo spegnimento degli incendi (vedi l’articolo di Giampiero Calapà, pubblicato da il Fatto Quotidiano del 15 luglio 2017).

Si tratta, oramai di una serie infinita di danni che i nostri governanti arrecano al territorio e al Popolo italiano, con lo scopo evidente di favorire innominabili interessi economici particolari. È chiaro che, a questo punto, si pone indilazionabile il problema della responsabilità, non solo politica, ma anche giuridica del Legislatore. E’ un problema difficile, poiché l’ordinamento italiano mantiene saldo il principio, della «immunità» del Legislatore e della prevalenza della «legge», la quale è soltanto annullabile dalla Corte costituzionale, per contrasto con la Costituzione, o in via principale ed entro un termine limitato da parte, vicendevolmente, dello Stato e delle Regioni, o in via incidentale nel corso di un giudizio davanti al giudice ordinario o amministrativo.

Tuttavia, se la legge è inattaccabile e il Legislatore è irrimediabilmente «immune», forse, è dalla distinzione tra «proposta» e «approvazione» della legge che occorre prendere le mosse, poiché a lume di logica giuridica, la « proposta» è cosa diversa dalla «approvazione», e, mentre la proposta, e più precisamente «l’iniziativa delle leggi», può essere fatta, oltre che da cinquantamila elettori, anche dal «governo», e cioè da un organo del potere esecutivo, nonché da «organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale» (art. 71 della Costituzione), si potrebbe cominciare a pensare, quanto meno, a una responsabilità giuridica dei «proponenti», e nella specie degli esponenti del potere esecutivo, che dispongono di una maggioranza in Parlamento, e sono in grado di incidere profondamente sulla approvazione di leggi che ledano, arrecando gravissimi danni, i diritti fondamentali dei cittadini. Se si pensa che coloro che dovrebbero perseguire il «bene comune» della Nazione, producono invece danni irreversibili alla Collettività, favorendo, ad esempio, multinazionali straniere senza scrupoli, appare evidente che per loro si possa e si debba parlare di responsabilità penale, civile e amministrativa, nonché, se del caso, di alto tradimento. È tutto da studiare e da maturare, ma la «razionalità» umana non può sopportare che, in un vero regime democratico, i «governati» siano irrimediabilmente danneggiati dai loro «governanti».

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QUANTITATIVE EASING: IL SUCCESSO DI UN DISASTRO Dan Glazebrook

[ 27 luglio 2017 ]

Se il Quantitative Easing [QE] doveva servire a risanare un'economia malata, è stato un completo disastro.
Ma è stato un completo successo dal punto di vista dello spostamento di ricchezza da chi sta sotto a chi sta sopra.
Un editoriale di RT esamina le conseguenze redistributive degli ultimi cicli di QE nel Regno Unito, in Giappone e nei paesi del Sud del mondo, ed i possibili scenari che si presenteranno dopo l’abbandono di tali politiche.

Sembra che l’enorme trasferimento di ricchezza verso i ricchi, durato circa un decennio e noto come ‘quantitative easing’, stia per volgere al termine. Delle quattro principali banche centrali del mondo – la Federal Reserve americana, la Bank of England, la Banca centrale europea e la Banca del Giappone – due hanno già abbandonato la politica di acquisto di attività finanziarie (la Fed e la BoE), e la BCE intende smettere gli acquisti da dicembre. La Fed dovrebbe infatti iniziare a vendere nei prossimi due mesi i 3500 miliardi di dollari di titoli acquistati in tre cicli di QE.

Dal momento che —valutato alla luce degli obiettivi ufficiali —il QE è stato un completo disastro, ciò appare perfettamente sensato. Grazie ad un’”iniezione” di denaro nell’economia, il QE avrebbe dovuto portare le banche a prestare nuovamente, rilanciando gli investimenti e la crescita economica. In realtà, dopo l’introduzione del QE il credito bancario totale nel Regno unito è invece diminuito, e il credito a piccole e medie imprese – responsabili per il 60% dell’occupazione – è in caduta verticale.

Come notato da Laith Khalaf, senior analyst presso Hargreaves Lansdown:
«Dopo la crisi finanziaria, le banche centrali hanno inondato l’economia globale con denaro a buon mercato, ma la crescita globale è tuttora in una situazione di stallo, in particolare in Europa ed in Giappone, dove sono state prese imponenti misure di stimolo per fronteggiare il problema».
Persino Forbes ammette che il QE ha “in gran parte fallito nel rivitalizzare la crescita economica”.

Ciò non sorprende, o quanto meno non dovrebbe. Il QE era destinato fin dall’inizio a mancare i suoi obiettivi dichiarati, perché il motivo per cui le banche non finanziavano
Dan Glazebrook
investimenti produttivi non era la carenza di denaro – al contrario, già nel 2013, molto prima degli ultimi cicli di QE, le imprese inglesi disponevano di quasi 500 miliardi di riserve liquide —ma piuttosto perché l’economia globale si trovava (e si trova tuttora) in una profonda crisi di sovrapproduzione. In poche parole, i mercati erano (e sono) saturi, e non ha senso investire in un mercato saturo.

Per questo motivo, tutto il nuovo denaro creato dal QE ed “iniettato” nelle istituzioni finanziarie – come fondi pensione e compagnie d’assicurazione – non è stato poi investito nelle attività produttive, ma si è invece riversato nei mercati azionari ed immobiliari, gonfiando i prezzi delle azioni e degli immobili, senza generare nulla in termini di ricchezza reale o occupazione.

I titolari di beni come azioni e immobili hanno tratto molti vantaggi dal QE, che in UK si stima abbia accresciuto la ricchezza del 5 percento più ricco mediamente di £128,000 a testa.

Com’è stato possibile? Da dove è venuta tutta questa nuova ricchezza? Dopo tutto, anche se il denaro – a dispetto degli slogan dei Tory – può essere effettivamente creato “dal nulla”, precisamente come è stato fatto col QE, non è così per la ricchezza reale. Ed il QE non ha prodotto ricchezza reale. Eppure, il 5% più ricco oggi dispone di £128,000 extra da spendere in yacht, ville principesche, diamanti, caviale e così via. Ma da dove viene questo denaro?

Semplice. La ricchezza che il QE ha trasferito ai titolari di asset proviene, in primo luogo, direttamente dai salari dei lavoratori. Poiché ha praticamente svalutato la moneta, il QE ha ridotto la capacità d’acquisto del denaro, il che ha causato nei fatti una svalutazione dei salari reali, che in UK sono tuttora del 6% al di sotto dei loro livelli pre-QE. Il denaro sottratto ai salari forma dunque parte di quel dividendo di £128,000. Ma viene anche dagli ultimi arrivati nei mercati gonfiati dal QE – principalmente gli acquirenti di una prima casa e chi è recentemente andato in pensione.

Chi oggi acquista una casa (che il QE ha reso molto più cara), ad esempio, dovrà lavorare migliaia di ore in più per pagare un mutuo a prezzi più alti. Sono queste ore in più a creare la ricchezza che sovvenziona le stravaganti spese del 5% più ricco. Ovviamente, questi prezzi immobiliari più alti sono pagati da chiunque acquisti una casa, non solo da chi lo fa per la prima volta – ma per chi è già proprietario il costo aggiuntivo è compensato dall’aumento di prezzo della casa già di proprietà (o delle azioni, per chi è abbastanza ricco da possederne).

Un’altra conseguenza del QE è che chi va in pensione adesso è costretto a sovvenzionare il 5% più ricco. I nuovi pensionati usano il loro fondo pensione per acquistare una ‘rendita’ — un pacchetto di titoli azionari fruttiferi che produce reddito. Ma poiché il QE ha causato un’inflazione del prezzo dei titoli, ciò ha ridotto il numero di titoli acquistabili con questo fondo. E dato che all’aumento di prezzo dei titoli non corrisponde un aumento dei dividendi, ciò si traduce in una pensione ridotta.

In realtà, la teoria che il QE servisse ad incoraggiare gli investimenti e stimolare l’occupazione e la crescita è sempre stata un artificio fantasioso creato per dissimulare quello che stava realmente accadendo —un colossale trasferimento di ricchezza verso i più ricchi.

L’economista Dhaval Joshi faceva notare nel 2011: 
«La cosa più sconvolgente è che, dopo due anni di apparente ripresa, i lavoratori [inglesi] in realtà guadagnano meno che nel momento più drammatico della recessione. Salari e stipendi reali sono calati di £4 miliardi. I profitti sono aumentati di £11 miliardi. I benefici della ripresa sono stati distribuiti nel modo più iniquo possibile».
Nel marzo di quest’anno il Financial Times riportava che, nonostante il PIL della Gran Bretagna sia ritornato ai livelli pre-crisi già dal 2014, i salari reali sono ancora più bassi del 10% rispetto al 2008. “La contrazione dei salari reali in UK si è arrestata nel 2015“ aggiungeva, “ma ciò non è destinato a durare”.

Così è stato. Nello stesso mese di pubblicazione di quell’articolo, i salari reali hanno iniziato nuovamente a scendere, e sono da allora in costante diminuzione.

Lo stesso è successo in Giappone, dove, secondo Forbes, “il reddito delle famiglie si è effettivamente ridotto dopo l’introduzione del QE”.

Il QE ha sortito un effetto simile nei paesi del sud del mondo: aumentare la ricchezza dei detentori di asset a spese di chi non ne ha. Così come l’afflusso di nuovo denaro crea
bolle nei mercati immobiliari e finanziari, allo stesso modo crea una bolla nei prezzi delle materie prime, dovuta ad esempio alla corsa degli speculatori all’acquisto di quote di petrolio e di materie prime alimentari. Per alcuni paesi produttori di petrolio ciò ha comportato effetti positivi, con la messa a disposizione di denaro inatteso da investire in programmi sociali, come inizialmente è accaduto nel caso di Venezuela, Libia ed Iran. In tutti e tre i casi, le forze imperialiste sono state costrette a ricorrere a vari livelli di intervento militare per contrastare queste conseguenze indesiderate. Ma l’aumento del prezzo del petrolio è certamente deleterio per paesi che non ne producono – e qualsiasi aumento dei prezzi alimentari è sempre devastante.

Nel 2011 il Daily Telegraph sottolineava
«la correlazione tra i prezzi alimentari e gli acquisti da parte della Fed di titoli di stato americani (ossia, programmi di quantitative easing)…Si può notare come l’indice dei prezzi alimentari si è pressoché stabilizzato tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, ed è poi nuovamente salito a partire dalla metà del 2010 dopo il nuovo avvio del quantitative easing…con un aumento dei prezzi di circa il 40% durante un periodo di tempo di otto mesi».
L’aumento dei prezzi ha spinto 44 milioni di persone in povertà nel solo 2010 —il Telegraph riteneva che ciò stesse alla base del malcontento manifestato nelle cosiddette Primavere Arabe. Robert Zoellick, ex-presidente della Banca Mondiale, all’epoca commentava:
«L’inflazione dei prezzi alimentari è oggi la più grave minaccia incombente sui poveri del mondo…basta un episodio di maltempo estremo per finire nel baratro».
Sono questi i costi del quantitative easing.

I paesi BRICS erano anche critici nei confronti del QE per un altro motivo: lo consideravano un metodo subdolo di svalutazione competitiva. Riducendo artificialmente il valore delle loro monete, la “triade imperiale” USA, EU e Giappone causavano a tutti gli effetti un apprezzamento delle valute di tutti gli altri paesi, danneggiando così le loro esportazioni. Nel 2015 Forbes scriveva:
«Gli effetti si iniziano già a sentire anche nei paesi esportatori più dinamici al mondo, nell’est asiatico. Le loro esportazioni in dollari americani hanno subito una drammatica variazione, da una crescita annua del 10% ad una contrazione del 12% nella prima metà di quest’anno, e questi risultati non cambiano, che si tenga conto o no della Cina».
Il vantaggio principale del QE per i paesi in via di sviluppo avrebbe dovuto essere l’enorme afflusso di capitali da esso innescato. Si stima che circa il 40% del denaro generato dalla prima espansione di credito QE della Fed (‘QE1’) si è spostato all’estero —in particolare nei cosiddetti ‘mercati emergenti’ del sud del mondo— e circa un terzo durante il QE2.
Tuttavia, contrariamente alle apparenze questo non è necessariamente un vantaggio. Gran parte del denaro, come si è visto, è stato utilizzato per acquistare scorte di materie prime (rendendo così beni essenziali come il cibo esorbitanti per i poveri) invece di essere investito in attività di produzione, ed un’altra buona parte è servita per acquistare scorte valutarie, causando ancora una volta un apprezzamento nocivo alle esportazioni. Per di più, un afflusso di ‘hot money’ (capitali speculativi erranti, in contrapposizione al capitale per gli investimenti di lungo termine) accentua la volatilità e vulnerabilità delle valute in caso, ad esempio, di aumenti dei tassi esteri.

Se, ad esempio, i tassi d’interesse dovessero nuovamente salire in USA ed in Europa, ciò rischierebbe di scatenare una fuga di capitali dai mercati emergenti, che potrebbe innescare un tracollo valutario. Fu infatti proprio un afflusso di ‘hot money’ nei mercati valutari asiatici, molto simile a quello visto durante il QE, a precedere la crisi valutaria asiatica del 1997.

La prossima fine del QE, con il conseguente innalzamento dei tassi d’interesse, rischia di riproporre proprio questa vulnerabilità come una possibilità —se non addirittura come un’opportunità speculativa.


* Dan Glazebrook è un giornalista politico freelance che collabora, fra gli altri, con RT, Counterpunch, Z magazine, il Morning Star, il Guardian, il New Statesman, l’Independent e Middle East Eye. Il suo primo libro “Divide and Ruin: The West’s Imperial Strategy in an Age of Crisis” è edito da Liberation Media nell’ottobre 2013. Include una collezione di articoli a partire dal 2009, che esaminano i legami tra la crisi economica, l’ascesa dei BRICS, la guerra in Libia e Siria e l’”austerità”. Attualmente conduce ricerche per un libro sull’impiego di squadroni della morte contro stati sovrani e movimenti politici, dall’Irlanda del Nord e dall’America Centrale negli anni ‘70 e ‘80 fino al Medio Oriente e all’Africa di oggi.

** Fonte: Voci dall'Estero

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DEVO CONFESSARVI UNA COSA di Marco V. Passarella

[ 27 luglio 2017 ]

Marco, compagno e amico che stimiamo tanto, non ce ne vorrà se "rubiamo" dalla sua pagina facebook questa sua amara riflessione. 

Contiene una dichiarazione che sa di resa che deve far riflettere e  che pur comprendendo non condividiamo. Che la sinistra politicamente corretta, compresa quella radicale, sia sia prigioniera di una visione globalista e cosmo-liberale, è fatto evidente. Ma che la situazione si oramai pregiudicata, al punto da ritenere che ogni discorso razionale sull'immigrazione diventi una pezza d'appoggio alle forze razziste e xenofobe, questo, almeno noi, non lo crediamo. E non abbiamo nessuna intenzione di farci spaventare dagli anatemi di una sinistra che ha divorziato dal suo stesso popolo.


«Devo confessarvi una cosa. 
Chi mi conosce un po', sa che ho sempre detestato la retorica multiculturalista della sinistra bene e che ho sempre aborrito (e criticato) quella sulla necessità economica dell'immigrazione. Questo non da ieri, ma da una quindicina d'anni almeno, quando molti futuri cripto-nazionalitari si facevano i dreadlocks e si ingozzavano di piadine al ragù al locale ristorante etiope. 

Avevo persino discusso, con un collega, la possibilità di dedicare uno scritto all'impatto dei flussi migratori sulle condizioni di lavoro e di vita delle fasce più svantaggiate della classe lavoratrice italiana. 

Avevo, appunto, perché qui viene la confessione: ho cambiato idea. 
Non sull'impatto dell'immigrazione, in realtà, ma sulla opportunità di spendermi su quel tema in quei termini. Ogni cosa detta al riguardo, devo infine prenderne atto, nella migliore delle ipotesi non serve a nulla e nella peggiore fa danni irreparabili, sdoganando i peggiori istinti xenofobi. 
Marco V. Passarella

C'è stato un tempo in cui ho pensato che la sinistra radicale in Italia si potesse salvare se solo si fosse recuperato il legame storico con il movimento operaio. Se, insomma, si fosse ripartiti da un'analisi delle condizioni materiali dei lavoratori salariati, dei precari e dei disoccupati, e dunque anche da un'analisi disincantata dell'immigrazione. 

Prendo atto che quel tentativo è fallito e che la polarizzazione del dibattito politico corrente (e dell'opinione pubblica) su dicotomie fasulle (euro sì o euro no, immigrazione sì o immigrazione no, diritti civili o diritti sociali, stato-nazione o Europa) lascia poco spazio, per il momento, all'elaborazione di un punto di vista autonomo del lavoro salariato. 

Perciò, torno ai miei modelli scalcinati e vi auguro buona fortuna, companeros, sperando di poter ancora chiamarvi così. Tanto ci rivediamo sulle barricate prima o poi. Di fianco o di fronte».

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mercoledì 26 luglio 2017

VACCINI: LA RESISTENZA CONTINUA di Anita Molino

[ 26 luglio 2017 ]

Nel Movimento No Vax, coabitano molte posizioni, in alcuni casi anche idee strampalate. Questo serve alle forze di regime per dileggiare diffamare un movimento popolare contro il Decreto Lorenzin che non solo è ampio e spontaneo ma legittimo.





«Ci sarà, in una delle prossime generazioni, un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici, in quanto verranno sviati dalla volontà di ribellarsi per mezzo della propaganda o del lavaggio del cervello, o del lavaggio del cervello potenziato con metodi farmacologici. E questa sembra essere la rivoluzione finale».
Aldous Huxley


Sono passate poche ore dall’approvazione in Senato del folle Decreto Lorenzin. Siamo tutti amareggiati e delusi, certo, ma anche disgustati. Chi scrive deve ammettere che non credeva possibile mentire in maniera così sfacciata, così impunita, davanti a tutti. Eppure li abbiamo sentiti: hanno negato fino all’ultimo istante i danni possibili e anche quelli effettivamente occorsi derivati dalla vaccinazione. Un oltraggio manifesto, un disprezzo assoluto nei confronti di migliaia di genitori che hanno visto la vita dei propri figli devastata.

Un domani nessuno potrà appellarsi alla mancanza di informazioni, perché più di una volta sono state snocciolate in aula, e stiamo parlando dei dati abbondantemente sottostimati dell’AIFA. Giusto ieri mattina ho inviato ai Senatori il seguente messaggio, che riporto per intero:
Gentili Senatori, non riusciamo a farci una ragione del completo disinteresse che i Senatori, ad eccezione di pochissimi, dimostrano nei confronti della spaventosa quantità di danneggiati ufficiali gravi e gravissimi, documentati dall’AIFA e tenuti finora secretati. Ma c’è molto di più! Tale tremenda quantità non registra che una minima parte di quelli effettivi giacché, come è notorio, la farmacovigilanza in Italia esiste solo sulla carta. Ben difficilmente infatti i genitori di un danneggiato riescono a superare le barriere di un ambiente medico che si rifiuta per partito preso (e per evitare ritorsioni personali!) di riconoscere il nesso causale tra il vaccino e l’insorgenza del danno. Questo a significare che i danni ufficiali dell’AIFA sono in realtà solo la minuscola parte dell’iceberg. E se con questo decreto si aggrediscono barbaramente piccoli e anziani, un domani il governo si sentirà libero di mettere le mani addosso al resto della popolazione. Chi potrà impedirglielo con un precedente di questo genere? Senatori, mettetevi una mano sulla coscienza e meditate bene su quello che che siete chiamati a fare: questo decreto deve essere respinto con la massima fermezza.
L’effetto sortito lo conosciamo già. Questa legge doveva passare a qualsiasi costo perché così si è deciso in ambienti internazionali che trattano il nostro Paese e il nostro governo come servi e cavie da laboratorio. Proponiamo qui di seguito un testo significativo di Aldous Huxley (chi non avesse mai letto il suo Il Mondo Nuovo non perda più tempo e vada subito in libreria o lo ordini sul web, possibilmente insieme a 1984 di Georges Orwell!):
«Ci sarà, in una delle prossime generazioni, un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici, in quanto verranno sviati dalla volontà di ribellarsi per mezzo della propaganda o del lavaggio del cervello, o del lavaggio del cervello potenziato con metodi farmacologici. E questa sembra essere la rivoluzione finale».
Aldous Huxley
Ognuno è evidentemente libero di trarre le conclusioni che gli sembrano opportune, ma certo è difficile sottrarsi all’impressione di essere di fronte a parole profetiche.

In ogni caso le famiglie contrarie a una coercizione così barbara sono milioni e non potranno che crescere. Infatti se personalmente conosciamo parecchia gente che ha cambiato idea negli anni e, grazie allo studio e alla ricerca personali, è passata da una posizione di stretto obbligo vaccinale a una di grande cautela e libertaria nella scelta, non conosciamo nemmeno una persona che abbia fatto il percorso contrario.

Ci saranno un mare di ricorsi, la legge sarà senza dubbio inviata al vaglio della Corte Costituzionale. Non abbandoniamo la speranza. Restiamo uniti.

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NÉ MESSIA NÉ GURU di Tonguessy

Friedrich Wilhelm Nietzsche
[ 26 luglio 2017 ]

Il 17 luglio pubblicavamo il breve saggio filosofico di Eos dal titolo DAVANTI AL NICHILISMO TECNO-MONDIALISTA.
Il saggio riceveva l'encomio di Giada Boncompagni —Nichilismo e idolatria della tecnica.
Di diverso avviso l'amico Tonguessy che ci ha inviato queste rilessioni.

Ho trovato lo scritto “DAVANTI AL NICHILISMO TECNO-MONDIALISTA“ di Eos semplicemente irritante. Analizza solo una parte del pensiero filosofico per arrivare a tesi costruite ad hoc grazie ad assiomi palesemente di parte e ad appigli inconsistenti. 

L’articolo parte con una premessa chiara: “Solo il discorso di Cristo si può opporre al nichilismo biologico dello scientismo”.


PREGO? 
Si tratterebbe quindi di scegliere tra l’immondo feudalesimo culturale e materiale della chiesa (quella di S. Pietro e relative indulgenze che portarono alla Riforma, poi Controriforma e Inquisizione) e la Nuova Chiesa della Scienza che ha ormai cauterizzato ogni possibile dissenso (vedi la questione omeopatia, metodo Hamer etc) all’interno di prassi consolidate dalla Nuova Chiesa medesima? La scelta possibile quindi è Torquemada oppure Piero Angela? E tutta la ricerca non solo filosofica ma anche antropologica su modelli totalmente distanti dove la buttiamo? Prendiamo l’animismo, per citare la prima cosa che mi viene in mente. Secondo questo modello non esiste un Cristo, ovvero un disgraziato che si fa crocifiggere (così dice la vulgata) per salvare l’umanità. Piuttosto esistono tanti volontari che si prefiggono la salvezza della tribù. La Sundance è un bell’esempio di ciò che intendo: l’energia della “piccola crocifissione” degli Sioux (si tratta di conficcarsi dei paletti sui pettorali e collegarli attraverso strisce di cuoio ad un palo, poi il volontario si allontana mentre fissa il sole) serve come esperienza purificatrice per tutta la tribù. C’è sofferenza ma alla fine c’è sopravvivenza, ben diversamente dalla crocifissione a cui fa seguito la sepoltura. Tralascio le interpretazioni secondo cui la resurrezione faceva parte di una prassi Essena, sepoltura compresa.

Sono fortemente contrario a qualsiasi centralismo narrativo. Cristo fa indubbiamente parte di una narrazione che vuole l’umanità inane, ottusa ed incapace di reazione mentre esistono dei salvatori che si prendono in carico (ma che glielo ha mai chiesto?) di redimere l’umanità stessa. Credo sia arrivato il momento di salutare definitivamente i guru che da sempre affliggono l’umanità con le loro narrazioni (per quanto affascinanti rimangono le LORO narrazioni) e cominciare ad interessarci alle masse e a ciò che i popoli possono fare. Questo da marxista mi sento di dire.

Ma andiamo oltre: “Chi non conquista è conquistato: è una massima storica e spirituale.”

Ma chi avrebbe mai detto una castroneria simile? Voglio dire che esiste anche il Tao, lo Yin e lo Yang ed il Wu Wei, l’agire non agendo, giusto per citare una delle filosofie che non vuole né conquistare né essere conquistate. Dove e come il buddismo Zen vorrebbe espletare velleità di conquista? Non mi si venga qui a dire che si stava considerando solo la filosofia occidentale, dato che l’assioma qui sopra è fin troppo chiaro: parla di “massima spirituale”. Cioè della storia del pensiero metafisico umano.

Parlando del quale urge una precisazione. Secondo Onfray la causa prima del monoteismo va fatta risalire a Platone, che ha messo definitivamente a tappeto (non sempre con modi “spirituali”, diciamo, vedi la questione con i sofisti) i particolari, gettando le basi per gli universali. Ora si legge: “nichilismo: il mondialismo dispiegato che si fa astrattamente, propagandisticamente difensore dei diritti umani, dell’ “umanità”.”

Questa frase contiene almeno due errori. Il primo, come ho appena spiegato, è non collegare la filosofia platonica degli universali alla deriva dirittumanista sia essa di stampo propagandistico oppure di qualsiasi altro genere. Il secondo, altrettanto grave, è di non avere saputo leggere Nietzsche con gli occhiali corretti. Nihil è ben diverso da mondialismo, ovvero dalla forza che vuole imporre una uguaglianza parolaia mentre nasconde dei piani di neocolonialismo che si stanno realizzando anche nel primo mondo (in questo l’uguaglianza funziona: stiamo diventando terzo mondo!). Il nichilista ha occhi disincantati perché sa vedere ben oltre le promesse, siano esse di redenzione piuttosto che di universalismi globalizzanti. Ecco come Galimberti, citando Nietzsche, descrive questo pensiero: Nichilismo: manca il fine; manca la risposta al "perché?". Che cosa significa nichilismo? – che i valori supremi perdono ogni valore.

Purtroppo l’errore di confondere il nichilismo con le faccende mondane che stanno devastando le nostre vite non si ferma qui. Eos cita il “sapere ipotetico-deduttivo scientifico, che proclama dall’illuminismo a oggi tramite la mediazione neo-scientista nicciana il principio della “morte di Dio”.

Ora vorrei capire in che modo Nietzsche si sia mai reso responsabile di cotanta infamia. Nietzsche neo-scientista? Parlando di Kathècon, Nietzsche affermava: “Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro.” Afferma cioè l’esatto contrario di ciò di cui viene accusato.

Ma non solo: “La metafisica, la morale, la religione, la scienza vengono prese in considerazione in questo libro soltanto come altrettante forme di menzogna: con il loro aiuto si crede nella vita. “ Con questa ultima frase Nietzsche dichiara tutta la potenza del pensiero nichilista. Se “la fede cristiana è fin da principio sacrificio: sacrificio di ogni libertà, di ogni orgoglio, di ogni autocoscienza dello spirito, e al tempo stesso asservimento e dileggio di se stessi, automutilazione” e la scienza è una forma identica di menzogna, ne consegue che anche la scienza è foriera di inutili sacrifici. Altro che “mediazione neo-scientista nicciana”!

E così mentre Eos denuncia“l’estrema definitiva rivincita del razionalismo fanatico, laicista, scientista, estremista e nichilista che vuole definitivamente cancellare l’Uomo platonico, l’Uomo “originario” della Tradizione Occidentale” (che poi coincide con l’umanità che vuole/deve essere guidata da un Salvatore, incapace com’è di discernere le ombre dalle figure all’interno della caverna in cui si trova), Nietzsche formula una frase assolutamente perentoria: nessun compromesso né con il cristianesimo né con la scienza dato che “l'elemento criminale nell'essere cristiani aumenta nella misura in cui ci si avvicina alla scienza. Il criminale dei criminali è perciò il filosofo.”

Ecco fatto. Gli farà eco, un secolo più tardi, un altro filosofo: Hans Jonas. Esperto di vangeli gnostici (ma com’è diversa la Genesi vista da quel punto di vista!), ha lasciato un libro-testamento nel quale si allinea in qualche modo a Nietzsche quando afferma che la filosofia se deve servire per disquisire su questioni marginali o inutili è meglio che sparisca per sempre. Se vuole tornare ad avere un senso occorre, viceversa, che si impegni ad orientare i discorsi verso orizzonti di pubblica utilità. Cioè i filosofi devono essere impegnati anche in politica, sperando non siano tutti come Cacciari.

Infine Eos commette un ultimo, irreparabile errore: dice che le oligarchie sono “avversarie radicali della Tradizione Platonica e cristiana”. Falso. Ci sono oligarchie made in USA che sono assolutamente nazionaliste e cristiane e si battono contro il globalismo né né che, secondo questi think tank, è “apolide e di sinistra”. Peccato che non sia ancora stato pubblicato il mio articolo che analizza proprio questo aspetto della politica USA così sottovalutato che ha portato Trump alla Casa Bianca.

Ovviamente non sono minimamente d’accordo sulla salvezza messianica che rimane il nucleo argomentativo dell’articolo di Eos. Come ho già scritto detesto i guru e chi decide cosa sia bene dell’umanità, salvezza compresa. La Storia del secolo scorso e dell’ultimo periodo ci ha già dato ampiamente dimostrazione che sotto la presunta salvezza (da una crisi, ma anche dalla carenza di un posto al sole) si cela un piano che vuole sottomettere i popoli ai propri deliranti voleri. Io vorrei che fossero i popoli a decidere autonomamente cosa vogliono fare. Draghi fa di nome Salvatore?












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martedì 25 luglio 2017

"SIAMO PAZZI, ARRENDETEVI!" di P101


[ 25 luglio 2017 ]

“Pazzi” qualcuno potrà considerarci poiché riteniamo sia doveroso tentare di presentare, in vista delle prossime elezioni politiche della primavera del 2018, una lista unitaria delle forze anti-sistema. 
"Pazzi" sembriamo essere in tanti, se dopo solo quattro giorni dal lancio dell'idea la pagina facebook dedicata ha già raggiunto 20mila visualizzazioni, 400 "mi piace" e un grande numero di "condivisioni"...




ITALIA RIBELLE E SOVRANA
II. Assemblea della CLN - 1/3 settembre - Hotel Posta, Chianciano Terme


"SIAMO PAZZI, ARRENDENTEVI!"


Questa frase si leggeva su un muro anni addietro, quando ancora era forte la speranza di cambiare da cima a fondo questa società malata.

Negli anni in tanti si sono arresi, chi inseguendo i suoi propri guai, chi consegnando ai Cinque Stelle una cambiale in bianco nella speranza che sarebbero stati capaci di dare una svolta radicale alla situazione sociale e politica italiana. Così non è stato e temiamo così non sarà.

Chi non ha portato la testa all’ammasso, chi non ha smesso di desiderare un’Italia sovrana, solidale e democratica, non può restare alla finestra, né tantomeno accontentarsi di esprimere la sua rabbia smanettando sulla tastiera.

“Pazzi” qualcuno potrà considerarci poiché riteniamo sia doveroso tentare di presentare, in vista delle prossime elezioni politiche della primavera del 2018, una lista unitaria delle forze anti-sistema. Quali sarebbero i paletti di questa alleanza? La CLN avanza, come base del confronto, i punti del suo Decalogo:

«(1) Il potere appartiene al popolo, non all'élite finanziaria. (2) Lo Stato prevale sui "mercati". (3) La comunità è la base per l'emancipazione della persona. (4) L'eguaglianza e la solidarietà sono i principi della convivenza civile. (5) La dignità e il diritto al lavoro vengono prima di tutto. (6) La politica dirige e programma l'economia nell'interesse della collettività. (7) L'immigrazione va regolata, contro ogni discriminazione etnica e religiosa, in base alle possibilità della comunità. (8) Per la sicurezza sociale, contro ogni forma di criminalità e di sopruso. (9) Per un patriottismo democratico, repubblicano e costituzionale. (10) Per la sovranità nazionale, contro la globalizzazione e l’Unione Europea».
La nostra organizzazione, Programma 101, è stata tra i fondatori, nei mesi scorsi, della Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN). E’ proprio nella Confederazione che si sta discutendo la possibilità di lanciare la mobilitazione per costruire questa alleanza elettorale. Sappiamo bene che l’impresa è ardua. Diventa realistica se si riuscirà a mobilitare migliaia di attivisti.

Per discutere di questa proposta, per decidere collettivamente la sua base politica, per verificare la sua fattibilità, la Confederazione svolgerà dal 1 al 3 settembre prossimi un’assemblea nazionale. Qui sotto il programma dei lavori.

Segnaliamo che Sabato 2 settembre si svolgerà un Forum Internazionale a cui parteciperanno esponenti di primo piano di Podemos, France Insoumise, Die Linke, Unità Popolare di Grecia e della Sinistra inglese per la Brexit. Un Forum che ci servirà a capire come (con quali linguaggi, quali mezzi e quali modalità organizzative) i nostri cugini europei sono stati in grado di dare vita a veri e propri movimenti di massa. 

Questo il programma dei lavori della II. Assemblea della Confederazione. 
Ci auguriamo che gli aderenti ed i simpatizzanti di Programma 101 faranno ogni sforzo per partecipare e dare il loro contributo.

ITALIA RIBELLE E SOVRANA
II. Assemblea della CLN - 1/3 settembre - Hotel Posta, Chianciano Terme


Venerdì 1 settembre          

ASSEMBLEA DELLA CONFEDERAZIONE 


(Prima parte) - Ore 10:00-13:00 - LA CRISI ITALIANA E I SUOI POSSIBILI SBOCCHI

(Seconda parte) - Ore 15:30-19:00 - CHE FARE? LA NOSTRA PROPOSTA: ITALIA RIBELLE E SOVRANA

Ore 21:00-23:00 - SICILIA LIBERA E SOVRANA: VERSO LE ELEZIONI REGIONALI DEL 5 NOVEMBRE 


Sabato 2 settembre          


FORUM INTERNAZIONALE

Con la partecipazione di Podemos, France Insoumise, Die Linke, Unità Popolare di Grecia e della Sinistra inglese per la Brexit

Dalle ore 10:00 alle ore 13:00

GRECIA: Dopo Syriza, Alba Dorata?
GERMANIA: Die Linke è un’alternativa alla socialdemocrazia?
GRAN BRETAGNA: Dalla Brexit all’affermazione di Jeremy Corbyn

Dalle ore 15:30 alle ore 19:00

SPAGNA: Podemos e la Catalogna: secessione o Stato federale?
FRANCIA: Per un nuovo patriottismo: l’esperienza di France Insoumise

La sera del sabato, dalle ore 22:00 sarà festa danzante, con un concerto musicale dal vivo. 

Domenica 3 settembre       

ASSEMBLEA DELLA CONFEDERAZIONE
(Terza parte) - Ore 09:-13:00 - VOTAZIONE DOCUMENTI ED ELEZIONI DEGLI ORGANISMI DIRIGENTI 

Modalità di prenotazione per partecipare all’Assemblea
La prenotazione si effettua presso “Consorzio Alberghiero CLANTE HOTELS” inviando una mail a: info@clantehotels.it / clantehotel@gmail.com 
o telefonando al 0578 63360 – 63037 Cell.: 347 394 4759

Costo giornaliero a persona in pensione completa (la pensione completa comprende il pernottamento, la colazione, il pranzo e la cena). Sono incluse le bevande ai pasti.

€ 50 al giorno in camera doppia
€ 60 al giorno in camera singola
€ 18 eventuale pasto extra bevande incluse

Per informazioni: scrivere una mail a: Conf.liberazionenazionale@gmail.com

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FLAT TAX: IL CAVALLO DI TROIA DELLE ÉLITE di Leonardo Mazzei

[ 25 luglio 2017 ]

La confessione spontanea del prof. Panebianco

Mannaggia, tutto ciò che ci serve è incostituzionale! Maledizione, chi ce lo ricorda non ha nemmeno torto! Peggio ancora: i tentativi di colpire al cuore la Costituzione modificandone la seconda parte falliscono, come si è visto il 4 dicembre. Che fare allora? Ma è semplice, bisogna cambiare direttamente la prima parte della Carta del 1948. Oddio, forse tanto semplice non è, visto come la pensa la maggioranza degli italiani. Ma non vorremo mica, noi liberali, sottostare al volere della plebe. Dunque si proceda in altro modo. Ad esempio scardinando l'impianto costituzionale a partire da un bel dibattito (leggasi da una massiccia campagna mediatica) sulla flat tax. Questo, in buona sostanza, il ragionamento proposto da quel gentiluomo di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 21 luglio.

Il suo è un editoriale importante, perché indica da un lato che l'attacco delle éÉÉlite alla Costituzione non è certo archiviato (e questo lo sapevamo), dall'altro che l'assalto frontale agli stessi Principi Fondamentali ha bisogno di un nuovo Cavallo di Troia che ne consenta lo stravolgimento. La flat tax, appunto.


Ma seguiamo brevemente il discorso del Panebianco, che ha se non altro il merito di dire senza falsi pudori qual è l'obiettivo di lorsignori: quello di far corrispondere la costituzione formale a quella materiale, scolpendo una volta per tutte, anche nella pietra costituzionale, le "ragioni" del dominio di classe. Le sue proposte non lasciano adito a dubbi: passare da una repubblica fondata sul lavoro ad una fondata sulla "libertà", precisando subito che la prima "libertà" da tutelare è il diritto di proprietà da elevare a "diritto fondamentale". 


Ora, anche se il Panebianco dice che la Costituzione del '48 «avrebbe potuto diventare - senza bisogno di revisioni - la carta fondamentale di una "democrazia popolare" se i socialcomunisti avessero vinto», a noi non risulta proprio che il diritto di proprietà abbia troppo sofferto negli ultimi settant'anni. Tant'è che il capitalismo italiano ha avuto il suo massimo sviluppo proprio nei primi decenni del dopoguerra. Ma ai rapaci del capitalismo-casinò dei nostri tempi anche questo non basta. Non solo vogliono che ogni legge sia a loro vantaggio, vogliono anche la piena vittoria sul piano ideologico. Concretamente, Panebianco vorrebbe la flat tax non solo per avvantaggiare i ricchi e per distruggere quel che resta del welfare (questo va da sé), ma anche (testuale) per assestare «una frustata ideologica e culturale».

Interessante l'elenco fatto dall'editorialista delle cose, per lui ovviamente tutte ottime, che possono però essere tacciate - giustamente, se non altro lo ammette - di incostituzionalità se non si interviene alla radice dei Principi Fondamentali: ovviamente la flat tax, ma anche le leggi elettorali maggioritarie, il numero chiuso nelle università e - orrore, orrore, tre volte orrore! -  «forse perfino il Job act rischierebbe grosso di fronte a un rigoroso "controllo di costituzionalità"». Ma guarda un po', chi l'avrebbe mai detto!

Nei fatti il Panebianco ammette semplicemente che tutte le principali scelte politiche dell'ultimo quarto di secolo, non solo dunque le ultime firmate Renzi, sono incostituzionali. E questo perché - diciamo noi - tutte le scelte di questo periodo sono state ispirate all'ideologia ed ai dogmi neoliberisti. E neoliberismo e Costituzione proprio non possono convivere.

Fin qui, in un certo senso, siamo alla scoperta dell'acqua calda. Il che non toglie però interesse all'ammissione del Panebianco. Ma più interessante ancora è lo sviluppo del suo ragionamento. Sapendo di non potersi permettere un attacco scoperto alla prima parte della Costituzione (il referendum del 4 dicembre gli brucia ancora), ecco allora il gigantesco imbroglio della flat tax.

La gente non ne può più delle tasse? Bene, convinciamola che la prima cosa da fare è quella di introdurre una sola aliquota, uguale per tutti. Indovinate chi ci guadagnerà! No, calmi, mica quelli che credete voi, populisti che non siete altro. No, gente avvezza solo a pensar male di ogni studiata parola dei nostri giornaloni. Per il disinteressato editorialista del Corsera, e per tutti i sostenitori della "tassa piatta", ci guadagnerà solo l'economia, che riuscirebbe «a ripartire al galoppo, dopo decenni di alternanza fra stagnazione, recessione e bassa crescita». Boom, boom, triplo boom! Se davvero la flat tax fosse così benefica per l'economia, Russia ed Ucraina, che l'hanno introdotta rispettivamente nel 2001 e nel 2003, sarebbero in testa alle classifiche delle crescita, che ci raccontano invece una storia diversa assai.

Il succo della flat tax è palesemente un altro. Favorire spudoratamente i ricchi, cancellando anche quel minimo di redistribuzione della ricchezza che si determina grazie alla tassazione progressiva dei redditi. A questo scopo piuttosto volgarotto (e dunque poco confessabile), il Panebianco ne aggiunge un altro, per quelli della sua casta importante assai: affermare il principio del dominio assoluto della ricchezza anche nella carta costituzionale.   

Detto questo, se sul Panebianco possiamo anche fermarci qui, non così sulla flat tax. Egli infatti non è solo, anzi. A rilanciare la "tassa piatta" ci ha pensato recentemente l'attuale presidente dell'Istituto Bruno Leoni, quel Nicola Rossi che è stato uno degli economisti di punta del centrosinistra nel primo decennio del secolo. Ma, come è noto a tutti, la flat tax è uno dei cavalli di battaglia preferito dalla Lega di Salvini, che proprio su questo tema ha ritrovato la piena convergenza con l'immarcescibile Silvio Berlusconi. E l'elenco potrebbe continuare...

Ora, siccome l'esercito di questi imbroglioni si va ingrossando, e siccome la propaganda leghista sul tema è attecchita anche in ambienti insospettabili del sovranismo, è quanto mai necessario fare chiarezza - numeri alla mano - sui veri effetti della flat tax, nelle varie forme proposte. Per questo torneremo nel dettaglio sul tema in un prossimo articolo. 

Nel frattempo fissiamo almeno un punto: l'assoluta incompatibilità della "tassa piatta" con la Costituzione del 1948. A dire il vero, una inconciliabilità che chiunque può comprendere al volo senza bisogno di troppi discorsi. Ma viviamo tempi assai confusi, dunque di nuovo grazie al prof. Panebianco per la sua confessione spontanea.

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lunedì 24 luglio 2017

CORBYN: NO ALL'IMMIGRAZIONE ALL'INGROSSO

[ 24 luglio 2017 ]


«L'immigrazione di massa dall'Unione europea è stata utilizzata per "distruggere" le condizioni dei lavoratori inglesi, ha dichiarato oggi Jeremy Corbyn.[nella foto]

Il leader del Partito Laburista è stato pressato sull'atteggiamento del suo partito verso l'immigrazione durante il programma televisivo del giornalista Andrew Marr. Corbyn ha ribadito la sua convinzione che la Gran Bretagna dovrebbe abbandonare il mercato unico, sostenendo che "il mercato unico implica l'adesione all'UE ... le due cose sono inestricabilmente legate".

Corbyn ha affermato che il Labour dovrebbe invece sostenere "un accesso al mercato libero e senza tarfffe". Tuttavia, è stato fatto notare a Corbyn, che altri paesi che godono di questo tipo di accordi, come la Norvegia, lo fanno accettando le "quattro libertà" del mercato unico, che includono la libera circolazione delle persone.

Rivendicando l'uscita dal mercato unico della Ue, Corbyn ha usato un linguaggio che raramente abbiamo ascoltato da lui, accusando l'immigrazione di danneggiare la vita dei lavoratori britannici.

Il leader laburista ha affermato che dopo l'uscita dalla UE, ci saranno sempre lavoratori europei in Gran Bretagna e viceversa. Ha tuttavia aggiunto: "Quello che non avverrà è l'importazione all'ingrosso di lavoratori sottopagati dall'Europa centrale per distruggere le condizioni, in particolare nel settore delle costruzioni".

Corbyn ha affermato che impedirà alle agenzie [le agenzie private di reclutamento dei lavoratori, NdR] di pubblicizzare i loro annunci di lavoro in Europa centrale —chiedendo loro di consultare prima le autorità locali. Questa idea si basa sul "modello Preston" adottato da quel municipio, per cui si da la priorità ai fornitori locali per i contratti col settore pubblico. Le norme della UE impediscono questo approccio, considerandolo una discriminazione.

In futuro, i lavoratori stranieri "dovrebbero venire qui sulla base dei posti di lavoro disponibili e data la loro capacità di vivere dignitosamente. Quello che non permetteremmo è questa pratica ignobile da parte di queste agenzie, quella di reclutare forza lavoro, scarsamente pagata, e portarla qui per licenziare i lavoratori già impiegati nel settore edile, per poi pagarli con salari bassi. È spaventoso, e le uniche persone che beneficiano sono i padroni".

Corbyn ha anche detto che un governo guidato da lui "garantirebbe il diritto dei cittadini dell'UE di rimanere qui, incluso un diritto ai ricongiungimenti familiari", e spererebbe in un accordo di reciprocità con la UE per i cittadini britannici all'estero».

* Fonte: Newstatesman del 23 luglio
** Traduzione di SOLLEVAZIONE

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SMENTITO IL DOGMA MONETARISTA

[ 24 luglio 2017 ]

Davvero istruttiva la tabella accanto.* 

Le due curve in alto indicano la quantità di moneta immessa dalla banca centrale USA (linea rossa) e dalla Bce (linea blu).
Le due linee in basso mostrano l'indice dei prezzi negli Stati Uniti (linea rossa) e nella Ue (linea blu).
Istruttiva perché smentisce, dati alla mano, il dogma principale della teoria economica monetarista — quella riesumata da Milton Friedman ed a cui si attengono i neoliberisti— secondo cui, si genererebbe inevitabilmente inflazione ove le banche centrali monetizzassero il debito pubblico, acquistando cioè i titoli emessi dagli Stati.

Le banche centrali dal 2009 hanno infatti immesso sui mercati finanziari la stratosferica cifra di 15mila miliardi di dollari, finiti in gran parte nelle tasche dei biscazzieri — le Borse dalla grande crisi ad oggi hanno guadagnato il 150%! (ma su questo torneremo).


Insomma,  se non c'è alcuna correlazione causale tra creazione della base monetaria e tasso d'inflazione, non cadono solo i pilastri dell'Unione europea e della sua moneta unica scolpiti nei Trattati di Maastricht. Si rivela ancor più folle aver inserito in Costituzione nell'aprile 2012 il vincolo del pareggio di bilancio.** 



* Prendiamo la tabella dal saggio Ripensare la politica fiscale di Andrea terzi.

** Ricordiamo che votarono a favore Pd, PdL, e centristi. La Lega Nord si astenne.
Qui il testo dell'Art. 81:
«Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale».

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domenica 23 luglio 2017

SIGLATO IL PATTO: UNA SICILIA LIBERA IN UN'ITALIA SOVRANA

[ 23 luglio 2017 ]

Sui siti della Confederazione per la Liberazione Nazionale e dei Nuovi Vespri è stato pubblicato un documento di grande valore politico. Si tratta del Patto politico stretto dalla CLN con il raggruppamento  NOI SICILIANI CON BUSALACCHI - SICILIA LIBERA E SOVRANA. Qui sotto il testo.

«In vista della elezioni regionali siciliane che si svolgeranno il 5 novembre 2017 laCONFEDERAZIONE PER LA LIBERAZIONE NAZIONALE(CLN) ed il raggruppamento politico NOI SICILIANI CON BUSALACCHI - SICILIA LIBERA E SOVRANA, hanno siglato il seguente accordo politico:

(1) L’Italia è una nazione storica che ha tuttavia acquisito la sua forma moderna seguendo la via della conquista, manu militari, da parte dello Stato sabaudo.

(2) Alle profonde ferite causate dell’annessione si aggiunsero quelle dovute al modello statuale di centralismo autoritario imposto dalla monarchia. Alcune delle correnti patriottiche che proponevano una struttura federale e democratica dello Stato nascente vennero battute.

(3) A fare le spese di questa assimilazione forzata sono stati anzitutto i popoli del Mezzogiorno e, tra questi quello siciliano, i quali, malgrado una tenace resistenza, vennero soggiogati dall’alleanza d’interessi tra la borghesia settentrionale e le classi dominanti ascare del Sud.

(4) Il carattere colonialistico e predatorio dell’annessione fu una delle cause principali dell’impoverimento del Mezzogiorno e del successivo divario economico e sociale col resto del Paese ed al suo interno.


(5) Il fascismo, forte dell’appoggio delle classi e delle élite dominanti autoctone, e questa volta anche delle alte gerarchie cattoliche, accentuò la tradizionale politica di assolutismo centralistico e colonialistico a spese dei popoli e dei contadini del Mezzogiorno.

(6) Una svolta avverrà solo dopo la caduta del fascismo quando la Repubblica democratica nascente, con la promulgazione nel 1946 dello Statuto speciale, riconoscerà alla regione Sicilia la meritata autonomia. L’incorporazione di quello Statuto nella Carta Costituzionale fu un passo implicito verso una struttura statuale orientata al federalismo, passo che verrà confermato con la fondazione delle Regioni nel 1970.

(7) Tuttavia alle parole ed ai patti non seguirono i fatti. Le politiche centralistiche di spoliazione continuarono, anzi si accentuarono, lo Statuto venne disatteso —ancora una volta col beneplacito delle classi dominanti e delle élite siciliane, che rinsaldarono anzi il loro sodalizio d’affari con la grande borghesia settentrionale a spese del popolo siciliano.

(8) La consegna di decisive quote di sovranità politica da parte dell’Italia agli organismi tecnocratici dell’Unione europea —avviata con l’adozione dei neoliberisti Trattati di Maastricht e della moneta unica—, quindi le crudeli politiche austeritarie imposte dall’Unione a trazione tedesca, ha rappresentato per il tessuto sociale ed economico siciliano e del resto del Mezzogiorno il colpo finale e letale.

(9) Non solo la Sicilia ed il Mezzogiorno tuttavia, hanno subito un devastante processo di sfaldamento del tessuto sociale e di pauperizzazione generale. Questo è stato il destino di ampie zone d’Italia, comprese quelle ad alta industrializzazione. E’ in atto infatti, a causa dei meccanismi dell’Unione, quello che viene chiamato “processo di mezzogiornificazione” dell’Italia e di tutto il Sud europeo.

(10) I destini dei popoli e delle regioni italiane sono oggi legati a doppio filo. L’uscita dalla gabbia dell’euro e dell’Unione europea, l’abbandono delle politiche neoliberiste, la rottura con il finanzcapitalismo, sono necessari per evitare che l’Italia e la Sicilia precipitino un declino inesorabile.

(11) In questo concreto contesto la battaglia del popolo siciliano per la sua AUTODETERMINAZIONE va di pari passo con quella dell’Italia per riconquistare la sua piena sovranità nazionale. Comune è la lotta contro le oligarchie eurocratiche che puntano a sopprimere gli Stati nazionali per trasformarli in province vassalle governate da docili ascari collaborazionisti.

(12) La completa e immediata attuazione all’impianto originario dello Statuto speciale —con il ripristino di quelli istituti dello stesso che sono stati arbitrariamente aboliti e con l’attuazione di tutti i suoi istituti costituzionali— necessaria per la rinascita economica e sociale della Sicilia dev’essere concepita nella prospettiva di di fare dell’Italia una autentica e democratica Repubblica federativa.

(13) Fatta salva l’intangibilità della Prima parte della Carta Costituzionale, spetterà ad un’Assemblea Costituente, eletta a suffragio universale, non solo rimuovere le manomissioni antidemocratiche compiute nell’ultimo trentennio, MA MODIFICARE IN SENSO FEDERALE, regionalista e municipalista la seconda parte sull’ordinamento della Repubblica.

La Confederazione per la Liberazione Nazionale e Sicilia Libera e Sovrana s’impegnano d’ora innanzi a mantenere relazioni fraterne e di mutua collaborazione.

In questo ambito ed in vista delle imminenti elezioni regionali siciliane la Confederazione per la Liberazione Nazionale s’impegna a fornire ogni necessario contributo operativo a Sicilia Libera e Sovrana».

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