venerdì 17 novembre 2017

PRISM: INCHIESTA SULLA SORVEGLIANZA E LA MANIPOLAZIONE DIGITALE

[ 17 novembre 2017 ]

Nell'agosto del 2000 si svolse ad Assisi l'annuale Campo Antimperialista. Uno degli ospiti fu il neozelandese Nicky Hager, che scoprì e denunciò il gigantesco sistema di spionaggio ECHELON.
Fu uno scoop assoluto. 

Da allora di acqua sotto i ponti della sorveglianza digitale ne è passata molta. ECHELON impallidisce davanti a PRISM, il programma denunciato da Snowden, frutto dell'accordo tra NSA e numerose giganti del mondo digitale come Google, Microsoft, AOL e Skype....
 * * * 

di GIAN PIERO SIROLI e DOMENICO BOCHICCHIO


L’invasione della privacy è un male forse necessario ed inevitabile, almeno entro certi limiti, per circoscrivere gli abusi che derivano inevitabilmente dall’anonimato completo. Ma questa concessione deve essere regolamentata in modo coerente ed efficace. Se ciò non avviene, come hanno dimostrato la vicenda Snowden e tanti altri casi emersi dopo, questa dinamica si può trasformare in un rischioso strumento di manipolazione e controllo politico, sociale ed economico, con derive molto preoccupanti. 

Giugno 2013: gli scoop pubblicati sul Washington Post1 e sul The Guardian2rendono nota per la prima volta l’esistenza di un ampio programma di sorveglianza cibernetica statunitense di nome PRISM, grazie alle rivelazioni di un certo Edward Snowden, esperto di sicurezza informatica ed ex-consulente della National Security Agency (NSA) statunitense fino ad allora sconosciuto. Attività e procedure della NSA nel contesto dello spazio digitale sono così rese di pubblico dominio, evidenziando capacità di intercettazione e raccolta dati fino a quel momento insospettate e svelando un esteso sistema di intercettazione, massiva e prolungata nel tempo, di numerosi leader politici ed alte cariche statali in tutto il mondo, incluse quelle di paesi amici ed alleati; unico esempio per tutti, Angela Merkel, primo ministro tedesco, le cui comunicazioni erano già state messe sotto controllo fin dal 20023, quindi ancor prima che diventasse cancelliere, e che in seguito mostrerà decisamente di non apprezzare questa particolare attenzione nei suoi confronti. Secondo successivi articoli di Der Spiegel4 la vastità delle intercettazioni si estende ad organizzazioni internazionali come l’ONU e l’Unione Europea, a grandi reti di telecomunicazione e network protetti e sensibili, con una attitudine estremamente aggressiva di penetrazione su numerosissimi obiettivi in svariate dozzine di nazioni in tutto il mondo. Snowden afferma che la raccolta di informazioni, a volte in parte condivisa tra differenti paesi, sia una attività necessaria ed utile per i servizi di intelligence di tutti i paesi, ma dichiara di voler denunciare l’accesso abusivo alle infrastrutture digitali e l’automatizzazione delle operazioni di raccolta,
immagazzinamento ed analisi dei dati, che complessivamente vanno a delineare un sistema di sorveglianza globale di dimensioni gigantesche e senza precedenti nella storia.

L’equilibrio tra sicurezza nazionale e privacy individuale è estremamente difficile da raggiungere e, considerata la scala del fenomeno, Snowden ha ritenuto necessario svelarne l’esistenza per aprire un dibattito pubblico al riguardo, anche perché, afferma5, buona parte dei documenti e del materiale raccolto non ha strettamente a che fare con attività di terrorismo o di sicurezza nazionale ma con aspetti di competizione
Nicky Hager
internazionale di natura economico-finanziaria o con valenza politica. Si tratterebbe dell’equivalente cibernetico di una rete a strascico insomma, che potrebbe rappresentare una importante invasione della privacy individuale e dei diritti civili e che necessita di una opportuna regolamentazione. Un ultimo aspetto da tenere in considerazione è che le rivelazioni stesse mostrano un rapporto molto intricato ed interdipendente tra le attività della NSA (e la CIA come si scoprirà in seguito), e la sfera economico-industriale, e quindi tra un progetto geopolitico ed una “guerra” economica, con una certa confusione di ruoli tra interesse pubblico e privato.

PRISM

Nel 2008 una speciale Corte USA (FISA, Foreign Intelligence Surveillance Court) approvava formalmente il programma PRISM che configura un accordo tra NSA e numerose giganti del mondo digitale, come Google, Microsoft, AOL e Skype, molte delle quali in tempi diversi smentirono formalmente il coinvolgimento e la collaborazione con l’agenzia di intelligence. Raccogliendo dati direttamente dai sistemi e dalle reti di questi provider, PRISM permetteva di intercettare comunicazioni ed accumulare una grande mole di informazioni su cittadini statunitensi e non, realizzando così un esteso sistema di sorveglianza approfondita su comunicazioni in tempo reale o dati immagazzinati in email, chat video, foto, file e social network. Apparentemente anche il GCHQ, l’equivalente britannico della NSA, oltre a raccogliere dati tramite un proprio programma di sorveglianza (Tempora6), attraverso l’intercettazione del flusso di traffico di numerose connessioni a fibra ottica costituenti la dorsale di Internet, raccoglieva informazioni di intelligence dalle stesse compagnie sopra citate proprio attraverso un accordo con la NSA, forse aggirando le procedure legali richieste in Gran Bretagna per raccogliere quel tipo di materiale al di fuori del paese.
Edgar Snowden

Le rivelazioni di Snowden gettano luce anche su una parte degli strumenti interni di NSA, dei quali un catalogo “classificato” finisce addirittura online7; il catalogo in questione contiene non solo strumenti “passivi” di intercettazione ma anche “attivi” di attacco
cibernetico8 consistenti nell’installazione di malware persistente, per uso futuro, anche nelle infrastrutture di paesi alleati. Questo sistema di sorveglianza globale di NSA sfrutta le vulnerabilità del software su ogni tipo di dispositivo (server, desktop, laptop, firewall, routers, reti telefoniche e di controllo industriale), spesso iniettando nuove vulnerabilità a livello di firmware o di BIOS. Tutto ciò configura di fatto una vera e propria “rete ombra” mondiale adibita alla sorveglianza ma non solo, dimostrando così, se ancora sussistessero dei dubbi, che Internet è “militarizzato” ormai da tempo.
Dalle informazioni divulgate da Snowden si evince inoltre come la NSA faccia ricorso ad un uso estremamente esteso di personale esterno nelle sue attività di outsourcing, presumibilmente varie migliaia di persone, allo scopo di accrescere le proprie capacità operative. Tale personale fa capo a molte imprese del settore privato, spesso multinazionali molto note nel campo delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni, che collaborano con l’agenzia per assicurare supporto tecnico, partecipare alla ricerca o per semplice formazione. Purtroppo la conseguenza quasi inevitabile di questa numerosissima schiera di collaboratori esterni, è l’alto rischio di perdita di controllo del personale (proprio come nel caso di E.Snowden appunto), e degli strumenti informatici utilizzati. A partire dall’estate del 2016 ad esempio, un gruppo di hacker, denominatosi “Shadow Brokers”, ha iniziato a rilasciare in rete a più riprese porzioni di un vasto arsenale software appartenente alla NSA9, con la immediata conseguenza di una diffusione immediata di tali strumenti tra i tecnici del settore. Questo evento ha inciso profondamente anche sulla sicurezza cibernetica internazionale a livello globale, poiché’ il materiale divulgato ha consentito a individui dotati delle competenze tecniche necessarie di elaborare a punto malware di varia natura in grado di penetrare anche sistemi aggiornati e protetti. L’arsenale messo a disposizione dagli Shadow Brokers è stato alla base di almeno due ondate di attacchi nel 2017 (WannaCry a maggio, e Petya a fine giugno) con importanti gravi conseguenze a varie infrastrutture informatiche anche critiche, come ad esempio quella del Sistema Sanitario Nazionale Britannico (NHS)10.

SICUREZZA E PRIVACY

In sostanza il problema alla radice di tutto si può riassumere con una frase: chi custodirà i custodi? Se poniamo la nostra sicurezza, e la nostra fiducia e la nostra privacy, nelle mani di “guardiani” invisibili che operano da posizioni di assoluto potere (si suppone nell’interesse del bene collettivo), c’è effettivamente modo di assicurarsi dell’effettiva bontà del loro operato? E’ un interrogativo affascinante, che qualcuno ha pensato di porsi per la prima volta circa 1900 anni fa (nello specifico, Giovenale, retore romano, nelle sue “Satire”11). E quasi due millenni più tardi, a riportare in auge la questione cruciale è proprio Edward Snowden che, lasciandosi alle spalle relazioni personali, aspirazioni professionali ed ogni altro aspetto della sua vita precedente, “per il bene della libertà”12 decide di portare alla luce un vastissimo sistema di sorveglianza, una vera e propria invasione della privacy dei cittadini su una scala mai vista prima, invasione la cui portata ha lasciato sgomento chiunque avesse le conoscenze tecniche per comprenderla appieno.

Appare ormai evidente che la produzione di informazioni personali da parte di ognuno di noi, anche involontaria ed inconsapevole, sembra quasi inevitabile nelle moderne società connesse, permettendo la generazione quasi automatica e sempre più precisa della cosiddetta “digital footprint”, cioè “l’impronta digitale” di un individuo, creata durante la sua attività sulla rete. La raccolta di dati e informazioni personali di milioni di cittadini tramite messaggistica privata, e-mail, ricerche internet, pubblicazioni su social network, l’acquisizione di comunicazioni vocali ed ogni forma possibile di dato identificativo personale, mette a serio rischio la privacy individuale. Ogni telefono cellulare, smartphone o PC connesso in rete o ad un sistema GPS può essere sfruttato per rendere il proprietario rintracciabile o per indagare abitudini e comportamenti (si pensi, banalmente, ai servizi di geolocalizzazione o alla cronologia delle ricerche su Google, a cui tanti servizi pubblicitari dichiarano di voler accedere e che potrebbero essere messi in vendita). Scalando e amplificando questo fenomeno apparentemente inevitabile e di poca importanza, si possono cogliere alcune delle implicazioni di quanto portato alla luce da Edward Snowden.

La domanda è: cosa diventa possibile se invece di dati pubblicamente disponibili o informazioni che possiamo apparentemente decidere di divulgare o meno, diventassero di uso comune tecnologie necessarie per raccogliere ogni tipo di comunicazione e messaggio prodotto da un individuo senza bisogno di alcun consenso? La risposta è che, tramite una approfondita e dettagliata analisi dei dati raccolti diventa possibile una profilazione digitale, di fatto una descrizione comportamentale, estremamente accurata di chiunque, quasi senza alcuna eccezione, e sicuramente senza alcuna possibilità di difesa o protezione per chiunque non abbia conoscenze e competenze tecniche estremamente specifiche.

Sorge spontaneo a questo punto chiedersi se sia realistico che tali operazioni siano realmente possibili dal punto di vista tecnico. Oltre alla mole spaventosa di dati da acquisire e gestire (si parla del tracciamento di decine di milioni di utenti) e alle difficoltà oggettive di accedere a sistemi informatici senza lasciare tracce evidenti, molto spesso le comunicazioni private sono protette da sistemi di cifratura (encryption) che oscurano il traffico dati rendendolo incomprensibile ad un attaccante esterno. E proprio questo è il primo punto su cui le rivelazioni di Snowden hanno sconvolto il mondo.
Il sopracitato PRISM e altri programmi di sorveglianza globale emersi (ad esempio X-Keyscore13), utilizzano una combinazione di più risorse per aggirare tali misure protettive: per esempio, “falle” di sicurezza presenti nel codice delle applicazioni più frequentemente utilizzate, oppure accordi con le aziende che mettono a disposizione il canale di comunicazione (gli Internet Service Provider) e stessi produttori di hardware, che vengono persuasi a compromettere la sicurezza di ciò che vendono al consumatore finale (noi). Oppure ancora veri e propri estesi “campi” di sensori per l’intercettazione delle telefonate, o attacchi di “forza bruta” che invalidano le tecniche di cifratura grazie ad una potenza di calcolo disponibile soltanto a chi dispone di risorse ingenti. Questi sono alcuni dei metodi emersi dai documenti pubblicati e descritti in grande dettaglio, a riprova che la presunzione che i metodi tradizionali di protezione riescano a difendere le nostre comunicazioni o il nostro traffico in rete di ogni giorno, ad oggi, sia spesso un’illusione.

Ma rinunciare alla segretezza può essere utile per innalzare il livello di sicurezza generale? In altri termini, il concetto può essere così riassunto: “non ho nulla da nascondere, non mi disturba che mi osservino”. Alcuni dei documenti pubblicati, ad esempio, spiegano come grazie all’accurata attività di monitoraggio del solo programma XKeyscore fosse stato possibile catturare circa 300 terroristi in un solo anno14.
I documenti diffusi da Snowden chiariscono anche questo punto. I dati acquisiti tramite i mezzi appena descritti, infatti, non solo includono moltissimi individui mai connessi ad indizi di natura criminale o terroristica (Glenn Greenwald parla di 1.2 milioni di cittadini nella “watchlist” di uno dei programmi di sorveglianza15) ma spesso tocca ambiti assolutamente scollegati dalla sicurezza: competizione internazionale, finanza, dati sensibili relativi a multinazionali ed usati per avvantaggiare o sfavorire determinate compagnie, inibizione della libertà di espressione (ad esempio chiunque usi Tor16).
Un altro esempio storico rilevante a questo proposito è l’attività di FVEY17(Five Eyes, un’organizzazione di sorveglianza globale risalente al periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale di cui facevano parte USA, UK, Australia, Canada a Nuova Zelanda), la cui esistenza era stata già resa di pubblico dominio negli anni ‘90.
La FVEY viene descritta da Snowden come un’entità “super-nazionale”18, non sottostante ad alcuna legge dei paesi che la compongono. Molti dei documenti pubblicati nel 201319 implicano pesantemente che alcuni componenti della FVEY abbiano effettuato attività illegali di spionaggio su cittadini degli altri paesi membri. Le attività di raccolta dati della FVEY sono relative a realtà molto note (Al Jazeera, MasterCard, Visa, la stessa Assemblea Generale delle Nazioni Unite e giganti come Google o Yahoo!20) e include l’intercettazione di numerose importanti personalità.

Naturalmente, come già menzionato, la stragrande maggioranza delle attività di sorveglianza, spionaggio e profilazione venute alla luce con le rivelazioni del 2013, sono al limite della legalità. E’ per questo che, nonostante la maggior parte delle agenzie implicate nella divulgazione si sia trincerata dietro ai “no-comment” di rito, la pubblicazione dei documenti è stata seguita da feroci dibattiti riguardanti la questione privacy. A questo proposito vale la pena sottolineare un altro dei punti evidenziati da Snowden all’epoca della sua decisione di condividere il contenuto dei documenti secretati: il suo obiettivo, come lui stesso afferma nel reportage, non è stato quello di ergersi a difensore della privacy o di apparire come un eroe, anzi. Lui stesso dichiara che uno dei rischi maggiori a cui pensava di andare incontro non era soltanto quello comportato dalla sua azione (Snowden è stato infatti costretto a rendersi anonimo e chiedere successivamente asilo politico in Russia, nonché sottoposto ad una caccia all’uomo da parte del governo USA in quanto reo di aver divulgato segreti di stato) ma di personalizzare la vicenda e dare l’impressione di essere una fonte inaffidabile in quanto non imparziale per via delle proprie idee, un tentativo di delegittimare così alla base il dibattito stesso.
Il suo scopo è stato piuttosto accendere una discussione su un argomento molto delicato, fino ad allora rimasto in ombra, nonostante la vasta portata dello stesso.
Questo operare delle agenzie coinvolte spesso agli estremi limiti delle normative vigenti (ove ne esistano), quando non oltre, a volte al di fuori di ogni controllo in particolare sulla questione privacy, è inquietante. Ed è qui che si torna alla questione iniziale. Se da un lato è giusto e perfino legittimo che si possano verificare intrusioni nella privacy di individui quando le motivazioni lo richiedano21 e può essere assolutamente giustificabile che alcune attività di sorveglianza siano mirate a infrangere l’anonimato per intercettare e neutralizzare reti criminali, cellule terroristiche o combattere l’illegalità in generale, dall’altro lato il diritto alla privacy è altrettanto importante.
Solo per fare un esempio a questo proposito, molto concreto, TOR22 (The Onion Router, acronimo derivante dalla sua struttura di funzionamento) è un’applicazione liberamente disponibile in pubblico dominio che, usata nel modo corretto, dovrebbe23 garantire la quasi totale anonimità e non tracciabilità in rete, ed è usato frequentemente anche da chi desideri esprimersi liberamente contro i regimi oppressivi, specialmente quando viene esercitato un forte controllo sulla rete internet nazionale. Senza un tale strumento, sarebbe impossibile per qualunque dissidente manifestare il proprio dissenso o
semplicemente comunicare. Dall’altro lato tuttavia, TOR è sicuramente anche uno degli strumenti più usati per facilitare commerci o attività illegali di vario tipo, quali scambio e vendita di materiale pedopornografico, narcotraffico, vendita illegale di armi, denaro contraffatto e molto altro24.

CHI SORVEGLIA I CUSTODI?

In definitiva, se da un lato l’invasione della privacy è un male forse necessario ed inevitabile, almeno entro certi limiti, per circoscrivere gli abusi che derivano inevitabilmente dall’anonimato completo, dall’altro questa concessione deve essere regolamentata in modo coerente ed efficace, anche se il tentativo di disciplinare questo dominio risulta sicuramente di difficile attuazione. Se ciò non avviene, come hanno dimostrato i documenti pubblicati nel 2013 e in tanti altri casi emersi da allora, questa dinamica si può trasformare in un rischioso strumento di manipolazione e controllo politico, sociale ed economico, con possibili derive molto preoccupanti.
Se poi gli organi di sorveglianza non rendono pubbliche le vulnerabilità che identificano sfruttandole segretamente per aiutarsi nel difficile compito appena descritto, senza neanche informare almeno le compagnie produttrici interessate, viene di fatto impedita la correzione ed eliminazione di tali vulnerabilità, e ciò rende di conseguenza più insicuro l’intero ecosistema cibernetico mondiale, con gravi ed estese conseguenze a tutti i livelli. Gli attacchi derivati dall’attività del gruppo Shadow Brokers, descritti nell’articolo, costituiscono una prova evidente di ciò.

Mai come oggi la questione della privacy dei dati personali è scottante. Nell’era dell’interconnessione digitale più gli sviluppi delle tecnologie di informazione e comunicazione diventano pervasivi e apparentemente irrinunciabili, più l’intrusione nello spazio digitale individuale risulta invasiva e pericolosa. Sebbene la questione sia effettivamente sfaccettata e molto complessa, urge una presa di coscienza collettiva sull’argomento, prima che sia troppo tardi. La consapevolezza pubblica in questo dominio è terribilmente carente. Se è necessario delegare la gestione dei nostri dati privati e la tutela della nostra privacy ad organismi relativamente opachi che agiscano da “custodi” super partes (a causa della natura stessa delle informazioni trattate), che sia. Ma scegliamo consapevolmente e saggiamente tali custodi, e soprattutto i meccanismi di controllo per delimitare l’attività dei custodi stessi.
Le rivelazioni di E.Snowden costituiscono un affaire multidimensionale, con conseguenze a livello internazionale, sia a livello politico che strategico. In primo luogo vengono rese manifeste la valenza e le potenzialità della dimensione cibernetica e lo spazio che essa occupa nelle nostre vite quotidiane, sollevando in modo particolare la rilevanza nelle attività di intelligence. Come già sottolineato, tali operazioni costituiscono da sempre, ed inevitabilmente, una attività statuale opaca ma indispensabile degli stati-nazione, tuttavia l’attuale ampiezza dei mezzi mobilizzati e l’universalità dei bersagli costituiscono una “rottura” rispetto al passato. Riguardo a quest’ultimo aspetto si pone inoltre in modo diretto la questione delle libertà personali e dei diritti civili, in particolare in rapporto alla sicurezza nazionale ed internazionale, questione che forse in Italia meriterebbe un dibattito pubblico di approfondimento a livello politico e sociale. In questo contesto appare necessario mettere in opera efficaci meccanismi di controllo formali e sostanziali, a vari livelli, poiché l’intrusione nella privacy individuale deve essere attentamente regolamentata, potendo risultare potenzialmente dirompente dal punto di vista sociale e politico. Dove tracciare la linea tra sicurezza e privacy? Come regolamentare un argomento tanto delicato? Il dilemma è di importanza assolutamente primaria. Senza diritto alla privacy si rischia di porre seri limiti alla libertà di parola e di pensiero, con un possibile serio rischio per la democrazia.

NOTE

1  "US, British intelligence mining data from nine U.S. Internet companies in broad secret program"B.Gellman, L.Poitras, The Washington Post7 giugno 2013,  https://www.washingtonpost.com/investiga...
2  “NSA Prism program taps in to user data of Apple, Google and others”, G.Greenwald e E.MacAskill, The Guardian, 7 giugno 2013,  https://www.theguardian.com/world/2013/j...
3  “The NSA's Secret Spy Hub in Berlin”, Der Spiegel, 27 ottobre 2013,  http://www.spiegel.de/international/germ...
4  “Documents Reveal Top NSA Hacking Unit”, Der Spiegel, 29 dicembre 2013,  http://www.spiegel.de/international/worl...
5  Le rivelazioni note come NSALeaks sono documentate nel reportage “Citizenfour”, diretto da L. Poitras, disponibile pubblicamente online, https://www.youtube.com/watch?v=E8lW4_tp...
6  “A simple guide to GCHQ's internet surveillance programme Tempora”, Wired, 24 giugno 2013,  http://www.wired.co.uk/article/gchq-temp.... “Operation Tempora, massive tapping program conducted by Britain’s GCHQ”, Security Affairs, 23 giugno 2013,  http://securityaffairs.co/wordpress/1549.... Con PRISM e Tempora gran parte delle comunicazioni pubbliche su Internet era filtrata ed analizzata, senza particolari sospetti su mittenti e destinatari o specifiche indicazioni di organi legali o di indagine
7  “Catalog Advertises NSA Toolbox”, Der Spiegel, 29 dicembre 2013,  http://www.spiegel.de/international/worl.... Si veda anche “NSA’s ANT Division Catalog of Exploits for Nearly Every Major Software/Hardware/Firmware”,  https://leaksource.wordpress.com/2013/12...
8  “A close look at the NSA's most powerful internet attack tool”, Wired, 13 marzo 2014, https://www.wired.com/2014/03/quantum/
9  "NSA leaking: Shadow Brokers just dumped its most damaging release yet” , D. Goodin https://arstechnica.com/security/2017/04/nsa-leaking-shadow-brokers-just-dumped-its-most-damaging-release-yet/ , 4 aprile 2017
10  “WannaCry laid bare the NHS' outdated IT network – and it's still causing problems”, J. Medeiros http://www.wired.co.uk/article/nhs-cyberattack-it-ransomware , 24 maggio 2017. Si veda anche “The NHS trusts and hospitals affected by the Wannacry cyberattack”, V. Woollaston  http://www.wired.co.uk/article/nhs-trust... , 15 maggio 2017
11  “Quis custodiet ipsos custodes?”, Giovenale, Satire VI
12  “Man behind NSA leaks says he did it to safeguard privacy, liberty”, B. Starr, H. Yan http://edition.cnn.com/2013/06/10/politics/edward-snowden-profile/index.html , 10 giugno 2013
13  “XKeyscore”, M. Marquis-Boire, G. Greenwald, M. Lee  https://theintercept.com/2015/07/01/nsas...
14  “XKeyscore: NSA tool collects 'nearly everything a user does on the internet'“, G. Greenwald  https://www.theguardian.com/world/2013/j...
15  “Second leaker in US intelligence, says Glenn Greenwald”, E. MacAskill  https://www.theguardian.com/us-news/2014...

16  “Privacy tools used by 28% of the online world, research finds”, J. Kiss  https://www.theguardian.com/technology/2...

17  “The Five Eyes”, https://www.privacyinternational.org/nod...
18  “NSA Not Spying On Canadians, But The 'Five Eyes' Are”, D. Tencer http://www.huffingtonpost.ca/2014/07/04/nsa-spying-canada_n_5558336.html , 4 luglio 2014
19  “NSA files: what's a little spying between old friends?”, J. Borger https://www.theguardian.com/world/2013/dec/02/nsa-files-spying-allies-enemies-five-eyes-g8 , 2 dicembre 2013
21  Ad esempio nel caso recente dell’iPhone di uno dei responsabili dell’attacco terroristico del Dicembre 2015 a San Bernardino, e la disputa FBI-Apple che ha seguito la vicenda


23  “NSA and GCHQ target Tor network that protects anonymity of web users” , G. Greenwald
https://www.theguardian.com/world/2013/oct/04/nsa-gchq-attack-tor-network-encryption , 4 ottobre 2013
24  Per approfondire: “How Much Of Tor Is Used For Illegal Purposes?”, A.Woodward https://www.profwoodward.org/2016/02/how-much-of-tor-is-used-for-illegal.html , 9 febbraio 2016

* Fonte: Micromega

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IL DEBITO PUBBLICO MONDIALE

[ 17 novembre 2017 ]

Oggi pubblichiamo due tabelle, davvero istruttive.

La prima tabella indica il contributo di ogni nazione al Prodotto interno mondiale, e il peso dei tre principali settori (servizi, industria e agricoltura) al Pil medesimo.

La seconda mostra la composizione del debito pubblico mondiale e la percentuale Paese per Paese.

Vediamo quindi la prima tabella.

Essa non mostra solo il PIL di dozzine di paesi in relazione tra loro in base alle dimensioni, ma divide anche ogni economia nei suoi settori principali: agricoltura, servizi e industria. L'ombra più leggera in ogni Paese corrisponde all'attività economica più primitiva, che è l'agricoltura. L'ombra media è l'industria, e l'ombra più scura corrisponde ai servizi che, come si vede, costituisce una grande parte del PIL delle economie sviluppate. La vogliamo chiamare "terziarizzazione del mondo"?
Per una maggiore chiarezza la visualizzazione ombreggia anche i paesi in base all'appartenenza continentale, ad indicare i relativi contributi economici del Nord America, Europa, Sud America, Asia, Oceania e Africa.


Veniamo ora alla seconda e quanto mai istruttiva tabella (in fondo). 
Abbiamo la composizione, Paese per Paese, del debito pubblico mondiale (nota bene: i debiti del settore privato sono esclusi). 
A quanto ammonti il debito pubblico mondiale (dati Fmi 2016) è presto detto: 63 trilioni (63mila miliardi) di dollari.
Il Rating di Standard & Poors
Cosa scopriamo? Che gli Stati Uniti detengono, da soli,  il 31,8% del debito pubblico mondiale.
Gli Stati Uniti (non solo Giappone e Italia) rappresentano, oltre tutto, un caso esemplare di aumento del debito. Gli USA non registrano un surplus di bilancio dal 2001. Allora il debito federale era di 6,9 trilioni di dollari (il 54% del PIL). Da allora esso è aumentato di quasi tre volte, salendo a circa 20 trilioni di dollari (107% del PIL), che è pari al 31,8% del debito sovrano mondiale nominalmente.

Viene da sola la domanda: come mai il debito pubblico americano (e quello giapponese) non sono considerati problematici (vedi grafico sul rating di Standard & Poors) mentre quello italiano (che rappresenta solo il 3,9% di quello mondiale) lo sarebbe? Forse che la cosa ha a che fare con i Trattati europei ed il loro impianto ordoliberista? Forse che ciò dipende dall'euro, ovvero dal fatto che l'Italia ha ceduto la sua sovranità monetaria?





La fonte delle Tabelle è Visual Capitalist

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giovedì 16 novembre 2017

INSETTI E OGM: IL CIBO DEL FUTURO SECONDO I PADRONI DEL MONDO di Enrica Perucchietti

[ 16 novembre 2017 ]
«... è però interessante notare come l’attuale moda “vegetariana” e “vegana” abbia preso una deriva bizzarra, arrivando ad accettare di introdurre sulle nostre tavole carne e pesce artificiale (in linea con l’orizzonte post-umano del Transumanesimo che si pone come dottrina “spirituale” del mondialismo) oppure una dieta che accolga nei nostri piatti anche gli insetti, ossia l’entomofagia».
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«La frutta era l’unico elemento della loro dieta. Quegli esseri del futuro erano vegetariani rigorosi, e per tutto il tempo che rimasi con loro, pur desiderando un pezzo di carne, fui frugivoro anch’io».
È l’anno 802.701. Il Viaggiatore del Tempo ha appena incontrato una delle due razze che popolano il futuro della Terra: si tratta degli Eloi, creature bellissime, fragili, pacifiche, piccole di statura come bambini, dalla pelle color porcellana e simili tra loro anche nel sesso. Conducono una vita di puro divertimento e sono dotati di scarsa immaginazione e intelletto.
Si tratta di una citazione de La macchina del tempo, uno dei racconti più celebri di H.G. Wells, pubblicato per la prima volta nel 1895. Nell’Inghilterra di fine Ottocento, uno scienziato racconta ai suoi più stretti amici di aver trovato il modo di viaggiare nel tempo, ma non viene creduto. Otto giorni dopo, durante una cena a casa sua, il protagonista ricompare in uno stato alterato, i vestiti in disordine e il volto spettrale: racconterà davanti a una platea sbigottita, di aver viaggiato avanti e indietro nel tempo fino a raggiungere l’anno 802.701, periodo in cui l’umanità è divisa in due tronconi differenti: gli Eloi, appunto, e i Morlock, esseri mostruosi che vivono nelle viscere della terra. Costoro escono la notte per cibarsi delle carni degli Eloi, da loro accuditi e allevati come bestie da macello. Se gli Eloi sono fruttariani, i Morlock non solo sono carnivori ma si cibano addirittura della carne dei fragili Eloi.

Gli Eloi di Wells prefigurano alcune caratteristiche che ritroveremo nel capolavoro distopico di Aldous Huxley, Il mondo nuovo. Gli abitanti del futuro (un futuro remoto in Wells, più vicino a noi in Huxley) sono creature pacifiche che vivono in apparenza in una società perfetta e felice. Gli Eloi però sono il cibo dei Morlock, così come gli abitanti del mondo nuovo di Huxley sono creature create in laboratorio e manipolate fin dalla nascita: sono cioè “cavie” per il potere, distratte dai problemi della vita tramite la saturazione del piacere. Non vengono “mangiati” come gli Eloi, ma è la loro “anima”, la loro capacità intellettiva e artistica a essere stata annullata dai governanti. Viene da citare, seppur impropriamente, Charles Fort quando scrisse “The Earth is a farm. We are someone else’s property”.

Queste due opere hanno anche prefigurato molte tematiche ora più che mai attuali che ho approfondito ampiamente in altre sedi con Gianluca Marletta (Governo GlobaleLa fabbrica della manipolazioneUnisex). Tornando alla citazione iniziale, è però interessante notare come l’attuale moda “vegetariana” e “vegana” abbia preso una deriva bizzarra, arrivando ad accettare di introdurre sulle nostre tavole carne e pesce artificiale (in linea con l’orizzonte post-umano del Transumanesimo che si pone come dottrina “spirituale” del mondialismo) oppure una dieta che accolga nei nostri piatti anche gli insetti, ossia l’entomofagia.
Premesso che sono vegetariana da 21 anni e che dunque non è mia intenzione “giudicare” regimi dietetici alternativi, mi sembra però che si stia “spingendo” per l’assunzione di alimenti alternativi, quasi si prefigurasse per il nostro futuro una divisione in caste tra i poveri costretti a mangiare insetti, frutta e verdura (che ovviamente saranno OGM, mica biologici!) e i sempre più ricchi a cui nulla sarà interdetto, tantomeno la carne che sarà appunto un lusso per pochi eletti.

Mi sembra che oltre al mantra buonista e politicamente corretto del Love is Love (che dal poliamore arriverà presto a battersi per la legalizzazione della pedofilia), si stia andando di pari passo verso  la sponsorizzazione di una moda culturale hippie-chic-newaggiarola che impone come modello per l’uomo del futuro un pacifista a tempo determinato (cioè buono e amorevole solo nei confronti di coloro che sono come lui, per gli altri nessuna pietà), empatico a intermittenza, irrazionale, incapace di pensiero critico (sarà ormai schiavo del bipensiero orwelliano) e di assumersi le proprie responsabilità. Insomma, un bambino o al massimo un perenne adolescente emotivo, vittima delle mode inculcate dalla propaganda e intrappolato nella visione estetico-dongiovannesca dell’esistenza.
La teoria della gradualità, declinata nel Principio della Rana Bollita di Noam Chomksy o nella Finestra di Overton, sembra ora voler sdoganare nell’opinione pubblica occidentale anche l’introduzione di insetti sulle nostre tavole. Nascono così start-up che si occupano di creare cibi a base di farina di grilli o di altri insetti commestibili che presto saranno disponibili anche in Italia.
La FAO ha lanciato da alcuni anni il programma Edible insects per promuovere la diffusione dell’entomofagia, già seguita da circa 2 miliardi di persone nel mondo, principalmente in Asia, Africa e America Centrale. Ciò avviene in base alle stime di sovrappopolazione che vedono la Terra, nell’anno 2050, popolata da circa 9 miliardi di persone. Gli insetti, pertanto, potrebbero diventare una “necessaria” fonte di cibo, sia per la loro ricchezza nutrizionale sia per il minor impatto ambientale del loro allevamento.
Per ovviare al problema della sovrappopolazione rientra anche la produzione di carne e pesce artificiali, prodotti cioè in laboratorio. L’obiettivo, in apparenza “legittimo”, sarebbe anche in questo caso, quello di risparmiare al pianeta lo sfruttamento delle risorse ambientali.
Enrica Perucchietti
Ma è proprio questo lo scopo? Il “progresso” legittima tutto ciò che è “sintetico” e dall’altra rimodella la società in due macro caste metaforicamente simili agli Eloi e ai Morloch. Forse i ricchi del futuro non mangeranno fisicamente i più poveri, ma costoro rappresenteranno per loro “carne da macello”, come lo siamo ora per i governanti. E come lo siamo sempre stati. Manodopera da sfruttare, sorvegliare e controllare.
Torniamo a La macchina del tempo e al Mondo nuovo.
Si tratta in apparenza di due romanzi, uno fantascientifico, l’altro “distopico”. Eppure hanno molto in comune se non fosse per gli interessi e il legame tra i due romanzieri. Entrambi si inseriscono infatti nell’alveo mondialista britannico di quegli anni, fervidi sostenitori del dogma evoluzionistico, dell’eugenetica e del mondialismo, appassionati critici del problema della sovrappopolazione e quindi neomalthusiani.
H.G. Wells era Socio della Fabian Society (come entrambi i fratelli Huxley) e del Coefficent Club, già allievo dello zio di Aldous, il biologo darwinista Thomas Huxley, amico e collega del fratello di Aldous, Julian, con cui aveva collaborato alla stesura nel 1927 The Science of Life. Il saggio proponeva il tema dell’evoluzione come fondamento dell’etica di quello Stato mondiale a cui Wells avrebbe dedicato il lavoro negli ultimi anni della sua vita. Wells, nel 1928 pubblicò, ricorda Enzo Pennetta in Inchiesta sul darwinismo, «un libro intitolato The Open Conspiracy, in cui manifestò il proprio ideale di un mondo unificato sotto l’egemonia anglosassone e ispirato agli ideali socio economici della Fabian Society».
Nella raccolta Idee per un nuovo umanesimo (1961), premesso che «la nuova organizzazione del pensiero deve essere globale», Julian Huxley precisava che «la religione del prossimo futuro potrebbe essere una buona cosa. Crederà nella conoscenza», conciliando così il neodarwinismo e la filosofia positiva di Comte. Infatti, concludeva, «la religione può essere utilmente considerata ecologia spirituale applicata». L’Umanesimo promosso infatti da pensatori come Wells e i fratelli Huxley ha dato vita a un’ideologia ibrida che unisce eugenetica, malthusianesimo, denatalismo, socialismo e una spiccata attenzione per le scienze e il controllo sociale.

Da lì a pochi anni il nazismo avrebbe mostrato al mondo quali rischi implicava l’eugenetica, ma i suoi princìpi base sarebbero sopravvissuti al crollo del Terzo Reich e sarebbero confluiti in organizzazioni di stampo mondialista come l’UNESCO, fondata nel novembre del 1945. Julian Huxley, sostenitore di svariati metodi di “selezione” della specie, ne sarebbe stato nominato primo direttore.
Il cerchio così si chiude, lasciando intravedere il “filo conduttore” che anima ideologicamente molte fra le scelte sociali, culturali e politiche degli anni che stiamo vivendo. E su cui forse dovremmo riflettere… per non fare la fine degli Eloi.

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LA DISSONANZA COGNITIVA DEI SINISTRATI di Fiorenzo Fraioli

[ 16 novembre 2017 ]









Credo si faccia qualche confusione tra i concetti di sovranità interna e sovranità esterna, quest'ultima altrimenti detta indipendenza. La sovranità interna ha a che fare con la libertà di una nazione di determinare la distribuzione del reddito senza subire condizionamenti esterni, dunque solo in base agli equilibri politici interni, siano essi stabiliti democraticamente o meno. Nel secondo caso, ovviamente, non si può parlare di "sovranità popolare", ma solo di "sovranità nazionale", ovvero vi è una classe di cittadini che possiede il diritto incontrastato, o almeno predominante, di orientare la distribuzione del reddito, e quindi l'accumulo di ricchezza.

La sovranità esterna, ovvero l'indipendenza nazionale, è un concetto che si applica ai rapporti internazionali, e consiste nella libertà di una nazione di condurre una propria politica estera al riparo da condizionamenti e/o ricatti basati sulla forza da parte di altre nazioni. Non v'è dubbio alcuno, io credo, che l'Italia abbia perso la sua indipendenza nazionale con la seconda guerra mondiale, o quanto meno ha perso quel poco che aveva.

Dopo la seconda guerra mondiale per un trentennio l'Italia, seppur priva di indipendenza nazionale, ha tuttavia goduto appieno di una forma di sovranità interna che, per un periodo, era sembrata sul punto di trasformarsi in una vera sovranità popolare. In quel periodo vennero recuperati, sia pure con incidenti di percorso - ad esempio l'assassinio di Mattei - anche spazi di indipendenza nazionale. La svolta ci fu nel 1975 in occasione del vertice di Rambouillet in cui il nostro paese, per la prima volta, venne invitato a un G5 (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Giappone e Italia). La linea di Stati Uniti e Regno Unito, che promuovevano una strategia trilaterale mirante a coordinare le politiche delle aree industrializzate (USA, Europa e Giappone) fu solo in parte accolta, per la nascita di una nuova ambizione politica consistente nell'unificazione politica europea, sostenuta principalmente da Francia e Germania. Da lì a breve, dopo l'assassinio di Aldo Moro, venne posta la prima pietra del processo che avrebbe privato il nostro paese anche della sovranità interna, consegnandola all'asse franco-tedesco: l'adesione allo SME nel 1979.

Seguirono, in rapida successione, il divorzio Tesoro Banca d'Italia, la marcia dei quarantamila preludio alla sottomissione dei sindacati, lo smantellamento della scala mobile, l'abbandono della legge bancaria in vigore dal 1936, il trattato di Maastricht, Tangentopoli, la seconda repubblica, l'aggancio della parità col paniere europeo delle monete nel 1996, la fondazione della BCE il 1 gennaio 1998, l'adozione dell'euro come moneta scritturale nel 1999 e la sua definitiva circolazione a partire dal 1 gennaio 2002.

La situazione è oggi la seguente: la nostra agenda di politica estera è dettata dall'ambasciata USA, la distribuzione del reddito interno obbedisce alle direttive di Bruxelles.

Questo stato delle cose è ignoto alla gran massa della popolazione; al bar di Castro dei Volsci, per fare un esempio, i più "rivoltosi" sperano nel m5s. Ed io, ormai abbastanza scoraggiato, mi astraggo dalle deliranti discussioni cui mi tocca di assistere.

La domanda che dobbiamo porci è se sia possibile recuperare entrambe le sovranità, quella interna e quella esterna, e in quale ordine. Alla prima parte della domanda risponderò fra trent'anni, alla seconda ora. Ma credo che la risposta sia già dentro di voi, e sia quella giusta: prima occorre recuperare la sovranità interna, poi quella esterna. Si esclude, naturalmente, lo scenario nel quale una potenza straniera, sconfiggendo l'ennesimo tentativo delle élites europee di recuperare la potenza perduta, ci restituisca graziosamente almeno la sovranità interna. Nel 1945 furono gli Stati Uniti, oggi il ventaglio delle possibilità comprende anche la Russia e la Cina.

Tuttavia, se il percorso che si immagina è di natura endogena, cioè patriottico, allora credo non possano esservi dubbi sul fatto che il recupero della sovranità interna è propedeutico, in modo vincolante, alla successiva eventuale riconquista dell'indipendenza nazionale. In sintesi, prima si esce dall'euro, poi dall'UE, infine dalla NATO. Chi sostiene l'idea che il problema principale sia la NATO, in subordine l'UE, e addirittura nega la rilevanza dell'euro compie, a mio avviso, un grave errore di analisi. Oppure è al servizio del Re di Prussia. L'indipendenza nazionale, infatti, è un obiettivo che può essere perseguito solo da un paese ricco e prospero che non deve subire il saccheggio permanente da parte di altri Stati, il che ci permette di enunciare il seguente principio: condizione necessaria, ma non sufficiente, per il recupero della sovranità esterna è la riconquista della sovranità interna.

Eppure ci sono forze politiche, ahimè sedicenti di sinistra che io preferisco chiamare "i sinistrati", le quali negano la rilevanza della moneta unica, mentre continuano ad atteggiarsi come forze anti sistema dietro la cortina di fumo di slogan contro la NATO e l'UE. I quali, alludendo ad obiettivi rispettivamente militari e politici, non possono che restare lettera morta, stante la condizione di debolezza economica e di privazione di ogni strumento di politica monetaria e fiscale dello Stato italiano. Come è possibile farsi una ragione di tali posizioni, chiaramente contrarie al minimo buon senso? Ebbene io credo che, fatto salvo il dubbio che queste forze siano in parte infiltrate e condizionate da agenti esterni, sia USA che Leuropei, nei casi di buona fede - sicuramente la maggioranza - entrino in gioco considerazioni di mera sopravvivenza e di viltà politica. Quando il prezzo da pagare per proporre un percorso razionale, e funzionale agli obiettivi dichiarati di difesa del mondo del lavoro, consiste nella perdita di ogni spazio di agibilità politica, cosa che accade da anni ai veri sovranisti, allora la tentazione di preservarli aguzza la mente spingendola verso forme di dissonanza cognitiva. Insomma, chi si scaglia contro la NATO e l'UE, ma dimentica l'euro, non c'è ma ci fa!

* Fonte: Ego della rete

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mercoledì 15 novembre 2017

SUCIDI ECONOMICI: ECCO I DATI

Suicidi per crisi in Italia | I dati dal 2012 ad oggi | Imprenditori i più colpiti

[ 15 novembre 2017 ]
Suicidi per crisi in Italia | I dati dal 2012 ad oggi | Imprenditori i più colpiti
Più di 700 morti dal 2012 ad oggi, 81 nel primo semestre del 2016.“ Anzitutto piccoli imprendiori e disoccupati. Questo ci dice uno studio della Link Campus University di Roma. La ricerca è di un anno fa. Pubblichiamo alcune tabelle (cliccare per ingrandirle).








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