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giovedì 6 luglio 2017

FASCISTI, ANTIFASCISTI E IMMIGRATI di Sandro Arcais

[  7 luglio 2017 ]

Un articolo impeccabile. E non perdetevi i due video!

Venerdì 30 giugno si è svolta a Cagliari una manifestazione contro l’immigrazione organizzata dal Movimento Sociale Sardo. La notizia è apparsa su L’Unione Sarda del giorno dopo. Da lì traggo le motivazioni degli organizzatori:
Diciamo basta all’arrivo di migranti. Non abbiamo le risorse per ospitarli e siamo davanti a una invasione senza fine. Chiediamo case, lavoro, istruzione, sanità per gli italiani. Inoltre la presenza di troppi migranti sta creando molti problemi di sicurezza nella nostra regione.

La manifestazione era stata regolarmente richiesta e accordata. Alla notizia, il Coordinamento Antifascista Cagliaritano ha immediatamente organizzato una contromanifestazione. Ecco le loro motivazioni:
Ci chiediamo come sia stato possibile dare il via libera per lo svolgimento di una manifestazione chiaramente razzista e fascista.Siamo qui per evidenziare che i cagliaritani non sono razzisti. … siamo in piazza per denunciare lo svolgimento di un corteo anticostituzionale, visto il significato xenofobo e razzista.

La notizia e le dichiarazioni dei due fronti mi fanno sorgere alcuni pensieri
moderatamente provinciali.

Uno. Dire «Basta ai migranti» o dire «Regolare gli ingressi di migranti in Italia» non è razzista e neanche xenofobo. Può anche darsi che gli esponenti del MSS coltivino particolari idiosincrasie per la gente di colore. Ammetto anche che ciò sia probabile. Ma razzismo implica la presupposizione che l’umanità sia divisa in razze biologicamente differenti e che esistano razze superiori e razze inferiori e che le prime siano biologicamente in diritto di dominare su (e al limite cancellare) le seconde. Questo è razzismo. Usare questo termine fuori da questo recinto, significa usarlo come uno strumento di intimidazione.

E che questa intimidazione stia funzionando molto bene lo dimostra, al di là delle sue intenzioni dichiarate, questo video:


Non so a voi, ma a me queste interviste non dimostrano che l’italianoqualunque è razzista, dimostrano piuttosto che è preoccupato e stressato per l’aumento esponenziale dell’immigrazione in questi ultimi anni, che questa preoccupazione e stress sono amplificati dal progressivo peggioramento delle condizioni di vita presenti e dal futuro per i propri figli, e infine che è molto preoccupato di incorrere nell’accusa di razzismo. Probabilmente quegli italiani avrebbero dovuto vergognarsi di meno dei propri sentimenti e paure e avere il coraggio di essere politicamente scorretti come lo è inconsapevolmente il personaggio di questa scena tratta da “La crisi” di Coline Serrau:


Due. I membri del Coordinamento Antifascista Cagliaritano potrebbero pensare che non bisogna aspettare che la pianta del razzismo generi i suoi frutti, e che la malapianta vada estirpata sul nascere. Potrebbero obiettare che questa particolare manifestazione non sarà stata esattamente razzista, ma che conteneva in sé il razzismo come un seme contiene la pianta benché non sia la pianta. Oppure potrebbero pensare e obiettare che i fascisti organizzatori della manifestazione non lo abbiano dichiarato apertamente nei loro striscioni e dichiarazioni ufficiali, ma la loro manifestazione non era contro gli immigrati in quanto tali, ma contro gli immigrati in quanto negri e stranieri.

Nel primo caso mi sembrerebbero abbracciare la nuova dottrina militare USA della guerra preventiva, nel secondo caso mi sembrerebbero incorrere nel processo alle intenzioni. In entrambi i casi individuerei un defict di cultura democratica.

Tre. Quelli dell’MSS hanno giustificato la manifestazione con due ordini di motivi: “non abbiamo le risorse per ospitarli” e “creano molti problemi di sicurezza”. Lasciamo da parte il secondo: io parlo di quello che so, e per ora non mi pare che gli immigrati pongano problemi di ordine pubblico. Quello che vedo è un aumento esponenziale della mendicità e già questo non è bene, soprattutto perché crea assuefazione a una condizione che piano piano sarà sempre più percepita come normale o a cui si tenderà a reagire “alla Minniti”. In entrambi i casi un problema, non di sicurezza, ma un problema.

È la prima giustificazione a interessarmi particolarmente, perché mi fa capire che quelli dell’MSS ragionano totalmente all’interno dei mantra che giustificano e rendono senza alternative ormai da sei anni le politiche di austerità dei vari governi inaugurati da quello di Monti: “non ci sono soldi”, “il fardello del debito pubblico”, “dobbiamo fare pareggio di bilancio (anzi, di più, avanzo)”, e via di questo passo. Sarebbe troppo lungo spiegare perché il debito pubblico in se e per sé non è un problema (ascoltare questo recentissimo intervento di Claudio Borghi Aquilini potrebbe essere un buon modo di avvicinarsi alla questione), mi limito perciò ad affermarlo: il debito pubblico in se e per sé non è un problema, dal momento che un paese con una moneta sovrana non può fallire (lo afferma anche un bollettino di ricerca della BCE) e potrà sempre onorare il suo debito. Il debito pubblico è un problema quando uno stato utilizza una moneta straniera e si impedisce di monetizzare il debito quando è possibile e/o ritiene necessario. Questa è la condizione dell’Italia e di tutti gli altri aderenti all’euro. Sì, è vero, “non ci sono soldi” perché la nostra classe dirigente (in particolar modo quella che fa capo al centrosinistra ora pd) ha ficcato l’Italia in un sistema che ha significato cessioni consistenti di sovranità di tutti i tipi, e nel caso specifico monetaria, e ha reso impossibile una qualsiasi politica economica di sviluppo.

Quelli dell’MSS dovrebbero distinguere tra “risorse” e “soldi”. Le prime sono limitate, i secondi hanno il solo limite di “star dietro” e mobilitare le prime. Comincerebbero ad accorgersi che a quel punto gli immigrati potrebbero davvero essi stessi essere “risorse” e non un peso che non possiamo sostenere.

Quelli del CAC dovrebbero capire che in regime di austerità è semplicemente vero che ciò che metti nella gestione del fenomeno degli immigrati lo stai togliendo, per esempio, alla sanità (ottenendo questi risultati). Detto più esplicitamente: in regime di tagli e di austerità, sei costretto a scegliere e allora quelli dell’MSS diventano condivisibili quando affermano: Chiediamo case, lavoro, istruzione, sanità per gli italiani.

Quattro. Che si voglia operare una politica restrittiva o generosa e aperta in merito agli immigrati, in entrambi i casi abbiamo bisogno di avere un maggiore controllo sui processi in cui siamo immersi. Abbiamo bisogno di maggiore sovranità monetaria, politica, militare, di maggiore controllo sui movimenti dei capitali, delle merci e delle persone. Ma per fare questo dobbiamo comprendere la necessità di accettare il vincolo interno rappresentato da coloro che si fanno portatori di interessi e idee diverse dalle nostre, per il semplice motivo che il vincolo esterno è peggio per il 70-80% del paese (il 20% ci sguazza benissimo).

Cinque. Il pericolo attuale non è il fascismo. L’attuale sorgere rigoglioso di formazioni o fenomeni che si richiamano all’esperienza e all’ideologia fascista sono il sintomo di una malattia, non la sua causa. Comincio anzi a credere che i grandi strateghi del capitale internazionale che si stanno preparando alle elezioni del 2018 stiano facendo di tutto per creare anche in Italia una situazione di artificiosa contrapposizione tra fascisti e antifascisti, dove alla fine vincerà il Macron di casa nostra: Sua Immensa Imperialità Tecnocratico-Finanziaria (SIITF) Mario Draghi. Il pericolo attuale è il Grande Capitale (Neo)(Ordo)liberista e Globalista (GCNOG), la Sacra Unione Europea (SUE) e le sue quinte colonne in Italia, quell’1% e il suo 15-20% di alleati vincenti e soddisfatti della globalizzazione (tutti asserragliati nel fortino pd). Su quello bisognerebbe concentrare l’attenzione, non facendosi distrarre dai presunti “pericolo immigrati” e “pericolo fascista”.

Sei. Se il MSS vuole tornare sulla questione, non metta nel mirino gli immigrati, in fin dei conti vittime come noi e come noi impegnati a conquistarsi una esistenza migliore, ma l’alleanza euroamericana impegnata da più di quindici anni a destabilizzare intere aree intorno al Mediterraneo, e la potente macchina modulare simil-criminale che li trasporta attraverso un mare di sabbia e di acqua salata. Quella macchina perfettamente oliata fatta di ONG che prestano i soldi per il lungo viaggio (soldi da restituire con gli interessi, néh), organizzazioni criminali trafficanti di uomini, e nuovamente ONG con le loro imbarcazioni che li imbarcano, ormai andandoli a prendere a ridosso delle coste libiche. Se pensiamo che ognuna di queste imbarcazioni costa circa 10.000 euro al giorno (300.000 euro al mese, 3.600.000 euro all’anno solo per una imbarcazione), sorge spontanea una domanda: chi scuce tutti quei soldi? E se scuce tutti quei soldi, che tornaconto si aspetta?

Sette e ultimo. Se c’è qualcosa in pericolo in tutta questa vicenda, questa è la sovranità dello stato italiano, totalmente in balia di processi che non prova neanche minimamente a governare. So che la parola “sovranità”, “patria”, “popolo” e “confini” fanno venire l’orticaria in tutte le varie versioni della sinistra. Subito parte il riflesso condizionato: “fascista!”, “xenofobo!”, “razzista!”, “tribale!”. Eppure, senza un minimo di recupero della sinistra alle ragioni della nostra sovranità, essa sarà sempre più costretta ad alienarsi dal popolo italiano (sì, proprio quel popolo dietro le cui spalle ride la spocchia snob dei due gemelli intervistatori del video precedente) e ad appoggiarsi a forze straniere facendone il gioco, che se renda conto o meno.



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11 commenti:

  • Anonimo scrive:
    6 luglio 2017 20:13

    Sacrosante verità quelle espresse in questo articolo. Gli urlatori ideologici che brandiscono 'razzismo', 'antifascismo', 'xenofobia' come anatemi non sono neppure in grado di comprendere gli effetti reali che avrà l'immigrazione incontrollata sulla nostra società in termini di democrazia, di diritti dei lavoratori e di benessere delle classi lavoratrici. La loro visione 'caritatevole' e 'umanitaria' è intrinsecamente subordinata alla devastazione che il globalismo capitalistico sta producendo nel pianeta e di cui l'immigrazione selvaggia è un aspetto. D'altronde il cosmopolitismo è una espressione di quella stessa visione anti-politica e anti-statale sulla quale si fonda il dominio del pianeta da parte delle elites globali che detengono la ricchezza. Marx aveva già spiegato bene che il capitalismo non è autoritarismo, ma anarchia.

  • Marco Giannini scrive:
    6 luglio 2017 21:28

    Pezzo che condivido in larga parte. Bellissimi gli schemini.

  • Luca Tonelli scrive:
    6 luglio 2017 21:31

    Ma quindi esiste anche un cinema francese non piddinizzato?

  • Anonimo scrive:
    6 luglio 2017 22:45

    Pero' non si possono mettere sullo stesso piano i concetti di popolo, di confini, di sovranità, con quello di "patria". Proprio no. Quello è un concetto carico del peggio del nazionalismo, del guerrafondaismo, della pretesa superiorità dovuta al caso di essere nati in un posto anziché in un altro. Quello è un concetto molto più rischioso da maneggiare, che copre ben altro, e spiace vederlo introdotto cosi' in una discussione che non puo' che perderci parecchio.

  • Radek scrive:
    6 luglio 2017 23:23

    Articolo prudentissimo.
    Le ragioni oggettive da impartire alle masse native e le responsabilità da ascrive al sistema capitale ci sono tutte.
    Gli obblighi della Bibbia della correttezza sono assolti.
    Eppure non è difficile interpretare le perplessità ed i timori dei subalterni di Cagliari.
    Non sono i soldi, non sono le pensioni, non sono le risorse in discussione benchè le riportino costantemente. Non è la questione del trasferimento da noi a loro.
    Non è il denaro.
    Quello per cui soffrono è la sensazione della perdita del loro paese e del loro essere.
    I migranti appena arrivati non creano problemi a parte la mendicità.
    Ma i nativi intervistati sanno che non sarà così dopo. Il capitale è lontano, mentre gli africani sono lì e rimarranno per sempre, rimanendo africani e cresceranno di numero ogni anno, modificando le strutture sociali e culturali dell'isola in pochi anni. Considerate le strutture sociali da cui essi provengono, queste modifiche non saranno in meglio.
    I nostri subalterni lo sanno. Ma timorosi di passare per razzisti avanzano gli argomenti dell'economia e dei soldi. Mentre l'argomento vero - la perdita della loro sostanza storica, vissuta dalla nascita - rimane dentro di loro, come un non detto.
    Chiunque gli prometta a questi italiani il paese di 30 anni fà, avrà il loro voto.
    Ma la nostra sinistra - anche quella neo-sovranistra - è così intessuta di economicismo che non comprende che cosa significhi per una società la consapevolezza di perdere - giorno per giorno - il proprio "senso collettivo".
    Radek

  • Luca Tonelli scrive:
    7 luglio 2017 02:50

    esatto la patria non ha assolutamente niente a che vedere con popolo confini e sovranità.

    la patria è fassista.

    la segatura nel cervello c'è.

  • Anonimo scrive:
    7 luglio 2017 09:35

    La narrativa , il punto di vista e i valori ( la Patria , la Nazione , le Radici ) fascisti , hanno sempre portato inevitabilmente a propagandare questi schemini dove il mondialismo no border marxiano/anarchico e quello della finanza vengono criticati negativamente e rappresentati come due facce della stessa medaglia .

    IN effetti , partendo da quei punti di vista e valori , come dargli torto : Marx elogia ed esalta in più circostanze la funzione rivoluzionaria del capitale di abbattere barriere e confini..

    Un saluto a tutti

    F. da Mantova

    F

  • Redazione SollevAzione risponde:
    7 luglio 2017 15:33

    PATRIA


    è esattamente il contrario. La Patria è un principio e un grido di battaglia che viene dalla rivoluzione francese, anzitutto da quella giacobina. E quindi venne raccolto successivamente da tutte le correnti democratiche e rivoluzionarie (anche in Italia: Pisacane e Mazzini ad esempio). Solo dopo venne colonizzato dalla destre scioviniste, nazionaliste e reazionarie, a partire dalla Germania bismarkiana
    Ma su questo, su come si debba essere patrioti e non nazionalisti, torneremo.

    Come torneremo sulle criticità di un certo internazionalismo d'antan.

  • Luca Tonelli scrive:
    7 luglio 2017 16:59

    ovviamente il mio commento era ironico.
    e si riferiva all'anonimo di sopra che diceva di non tirare in ballo la patria.

    chi ancora si fa fregare dalle accuse di fassismo ad minchiam non so più come vada recuperato.

    chi associa necessariamente patria a fascismo è pari pari a chi dà del razzista a chi sostiene che accogliere 10 milioni di centrafricani in 20 anni può avere conseguenze dannose. anzi è probabilmente la stessa persona.

    e non se ne può proprio più.

  • Anonimo scrive:
    8 luglio 2017 16:11

    Luca Tonelli

    Sí, quel tipo di gente ti esaspera al punto che ti verrebbe voglia di alzarti e fargli eia eia alalà...

    Uno resta comunista ma si trova costretto a riconsiderare la storia...

  • Anonimo scrive:
    8 luglio 2017 21:42

    Sinceramente non mi interessa se quello che penso può infastidire qualche sinistrato , lo dico lo stesso perché è ciò che penso : ...
    Il pensiero internazionalista di sinistra e grande capitale apolide camminano insieme verso lo sradicamento , la cancellazione della classe media , la distruzione delle identità nazionali , il cosmopolitismo apolide . Questa è la verità .

    Sono per questo un neofascista ? un rossobruno ? Boh...non lo so.. non mi interessa ma , se è così , sapete che c'è ? chissenefrega , ne vado fiero .

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